Due fotografie da Rimini. Dalla «pace giusta» al «realismo della misericordia»
Due interventi pronunciati nello stesso luogo a tre anni di distanza possono essere letti come due fotografie di una trasformazione che sembra maturare nel pensiero cattolico sulla guerra e sulla pace. La prima è quella del cardinale Matteo Zuppi al Meeting di Rimini del 2023. La seconda è quella di papa Leone XIV al Meeting del 2026. A nostro avviso si può cogliere, almeno nelle parole di cui disponiamo, uno spostamento significativo del punto di osservazione.
Nel 2023 la guerra in Ucraina era già entrata nel suo secondo anno. Zuppi era stato incaricato da papa Francesco di una missione volta ad «avviare percorsi di pace» e a Rimini affrontò direttamente...
Il gesto dell'elemosiniere e la tradizione dell'obiezione di coscienza
Il gesto del cardinale Konrad Krajewski appartiene alla grande tradizione dell'obiezione di coscienza e della disobbedienza civile nonviolenta. Ma la sua radice più profonda non è politica: è evangelica.
Quando riattivò la corrente elettrica nello stabile di Spin Time non difese un interesse personale, non cercò un privilegio e non contestò l'ordinamento giuridico.
Assunse pubblicamente su di sé la responsabilità di un...
Quando la guerra diventa normale
C'è un cambiamento culturale che dovrebbe preoccuparci più delle stesse cronache di guerra. Non consiste soltanto nell'aumento delle spese militari, nella corsa al riarmo o nel moltiplicarsi dei conflitti armati. Il cambiamento più profondo è un altro: la guerra sta tornando ad essere considerata un fatto normale, quasi inevitabile, una componente ordinaria della vita politica internazionale.
Quando un'intera società finisce per convincersi che la guerra...
«Il tempo è fuori dai cardini»
Da Amleto a Florenskij: l'antinomia della guerra e il coraggio della pace
«Il tempo è fuori dai cardini». Così esclama Amleto, travolto da un mondo nel quale il bene e il male sembrano aver perduto il loro ordine. Subito dopo aggiunge: «Che maledizione essere nato proprio io per rimetterlo a posto!». Questa frase, riletta da Pavel Florenskij e magistralmente commentata da Silvano Tagliagambe...
Una riflessione sulla violenza e sulla storia
C'è una lettera che Pavel Florenskij scrive alla figlia Olja che colpisce profondamente perché è scritta il 4 aprile 1937, quando l'autore è ormai relegato alle isole Solovki e gli restano soltanto pochi mesi di vita prima dell'esecuzione. Sa di vivere sotto un potere fondato proprio su quella violenza che lui stesso sta analizzando e, tuttavia, nelle sue parole non compare alcun sentimento di odio. Non si abbandona al rancore né cerca di...
Rufy non è Peter Pan: è il bambino che ha imparato ad amare
Nei due precedenti editoriali abbiamo proposto una lettura inconsueta del fenomeno One Piece. La bandiera dei pirati, la Jolly Roger, ci è apparsa come il simbolo di una generazione che fatica a riconoscersi nelle forme tradizionali della rappresentanza politica e cerca nuove modalità di relazione, più orizzontali, più partecipative, più libere.
Ci siamo lasciati con una domanda: come può questa energia trasformarsi in responsabilità...
Il nastro di Möbius: una metafora per il dialogo tra fede e scienza
Per secoli abbiamo immaginato il rapporto tra fede e scienza come quello tra due sponde opposte di un fiume. Da una parte il sapere fondato sull'osservazione, sulla misura e sulla verifica sperimentale; dall'altra la ricerca del senso, dell'origine e del destino ultimo dell'esistenza. Due mondi separati, talvolta ostili. Forse la geometria può suggerirci un'immagine migliore.
Esiste una superficie sorprendente, scoperta...