Viviamo in un tempo in cui la parola compromesso suona sospetta. Troppo spesso viene usata come sinonimo di cedimento, di tradimento di principi, di mediocrità. Eppure, nella sua radice più autentica, il compromesso è l’arte difficile e nobile dell’incontro.
Ci sono esperienze che, a prima vista, appaiono marginali. Poi, ad un esame più approfondito, ci si accorge che proprio lì, nei risvolti meno eclatanti, germogliano i semi di un cambiamento possibile.
Un discorso alto e forte quello di Sergio Mattarella a Cernobbio. Ha ragione quando richiama l’Europa a uno scatto d’orgoglio che non sia servile.
Di fronte alla notizia dell’uccisione di un giornalista in zone di conflitto come Gaza o la Cisgiordania, si ascoltano spesso, anche da commentatori autorevoli, alcune argomentazioni ricorrenti. C’è chi sostiene, ad esempio, che questi reporter sarebbero in realtà fiancheggiatori di gruppi armati come Hamas,
I recenti conflitti in Ucraina e nella Striscia di Gaza hanno portato a documentare un numero impressionante e crescente di attacchi contro il personale e le strutture sanitarie.
Ethos, Logos e Pathos sono tre parole antiche che descrivono le tre dimensioni senza tempo dell’animo umano. L’Ethos è il modo di vivere, il carattere che guida l’azione; il Logos è la ragione, la coerenza logica che ordina pensiero e realtà; il Pathos è il sentimento, la forza emotiva che muove alla solidarietà.
In un suo recente intervento pubblicato su Avvenire, Giulio Albanese lancia un allarme che non dovrebbe lasciare indifferenti: l’Europa ha scelto la strada del riarmo sfrenato, abbandonando la via diplomatica e giuridica che avrebbe dovuto costituire il cuore del suo progetto originario.