La Biennale deve restare un luogo libero

La Biennale deve restare un luogo libero


L’arte non può diventare uno strumento di esclusione politica: dove si crea cultura devono restare aperti il dialogo, il confronto e la libertà.
Il dibattito nato attorno alla possibile partecipazione della Federazione Russa alla prossima Biennale ha riportato al centro una questione che riguarda non solo questa manifestazione, ma il significato stesso della cultura nelle società libere: l’arte deve seguire la politica o deve restare uno spazio autonomo di libertà?

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L’Occidente e le guerre del nostro tempo

L’Occidente e le guerre del nostro tempo


Negli ultimi trent’anni il mondo ha vissuto una successione quasi ininterrotta di conflitti armati nei quali le potenze occidentali – in particolare gli Stati Uniti e la NATO – sono state coinvolte direttamente o indirettamente. È una realtà storica che raramente viene osservata nel suo insieme, ma che appare con evidenza quando si mettono in fila gli eventi.
Dalla fine della guerra fredda a oggi la cronologia delle guerre è impressionante. Nel 1991 la coalizione guidata dagli Stati Uniti intervenne nella guerra del Golfo. Negli anni Novanta seguirono le guerre nei Balcani: Bosnia (1992-1995) e Kosovo (1998-1999), con i bombardamenti NATO sulla Serbia e su Belgrado.

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La giustizia riparatrice come paradigma relazionale: verso una pace post-bellica duratura

La giustizia riparatrice come paradigma relazionale: verso una pace post-bellica duratura


Quando un conflitto armato si avvia alla conclusione, la diplomazia internazionale concentra inevitabilmente i propri sforzi sulla cessazione delle ostilità, sulla definizione di accordi politici e sulla stabilizzazione degli equilibri di sicurezza. Eppure la storia recente mostra come questi strumenti, pur indispensabili, non siano sufficienti a garantire una pace autenticamente duratura.

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Pace disarmata e pace armata

Il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026 di Papa Leone XIV propone una visione della pace che non può essere archiviata come una semplice esortazione spirituale. Al contrario, esso entra in attrito diretto con l’attuale pensiero politico dominante, fondato sul riarmo, sulla deterrenza e sull’idea che la pace si difenda — o addirittura si costruisca — attraverso la forza armata. Questo contrasto diventa particolarmente evidente se si mettono a confronto le parole del Papa con alcuni recenti discorsi pubblici del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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Mark Rutte a Berlino

L’intervento del segretario generale della Nato Mark Rutte durante la visita a Berlino dell’11 dicembre 2025 rivela una profonda distorsione del modo in cui oggi viene pensata e comunicata la sicurezza in Europa. Affermare che la Russia potrebbe essere pronta a colpire la NATO entro cinque anni e invitare a prepararsi a una guerra “della stessa portata di quella vissuta dai nostri nonni e bisnonni” non significa descrivere un rischio: significa rendere la guerra di nuovo progressivamente accettabile come orizzonte politico.

Educare alla pace disarmata e disarmante: perché la voce della CEI è oggi necessaria.

 

In un’epoca attraversata da conflitti sempre più ravvicinati, da tensioni geopolitiche crescenti e da una preoccupante normalizzazione del linguaggio delle armi, il recente messaggio della Conferenza Episcopale Italiana Educare a una pace disarmata e disarmante merita un’attenzione particolare. Non solo da parte dei credenti, ma da chiunque riconosca nella pace un valore imprescindibile e nella nonviolenza un metodo credibile per affrontare le sfide del nostro tempo.

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Custodire la terra, custodire la pace

L’incontro The Economy of Francesco, celebrato a Santa Maria degli Angeli ad Assisi il 24 settembre 2022, ha rappresentato una tappa decisiva per comprendere quanto la crisi ambientale, la crisi economica e la crisi della pace siano intrecciate nello stesso nodo storico.