Il coraggio della coerenza
Il Concistoro straordinario e la sfida morale lanciata all'Europa
Durante il recente Concistoro straordinario convocato da Papa Leone XIV, il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha denunciato con chiarezza che l'Occidente applica il diritto internazionale secondo convenienza, con due pesi e due misure.
Il riferimento era evidente. L'Europa ha condannato l'aggressione russa all'Ucraina, sostenendo che nessuno Stato può violare con la forza la sovranità di un altro popolo. Ma lo stesso rigore non viene applicato di fronte alla tragedia di Gaza, dove decine di migliaia di civili, tra i quali un numero impressionante di donne e bambini, hanno perso la vita e intere città sono state ridotte in macerie.
La questione non è scegliere tra Israele e Palestina, né tra Ucraina e Russia. La questione è decidere se il diritto internazionale sia davvero universale oppure se esso diventi credibile soltanto quando colpisce gli avversari e non gli alleati.
È una domanda che riguarda innanzitutto l'Europa. L'Unione Europea è nata dalle ceneri di due guerre mondiali. La sua identità più profonda non risiede nella forza militare, ma nella capacità di sostituire la logica della guerra con quella del diritto, della cooperazione e della diplomazia. Se rinuncia a questa vocazione, perde la propria anima prima ancora della propria autorevolezza.
Le parole del cardinale Fernández non sono un giudizio politico di parte. Sono un richiamo evangelico alla coerenza. Ogni vita umana possiede la stessa dignità. Ogni bambino ucciso rappresenta una sconfitta dell'umanità. Ogni bombardamento indiscriminato costituisce una ferita inferta alla coscienza del mondo, indipendentemente dalla bandiera sotto la quale viene compiuto.
In questo senso il Concistoro si colloca in piena continuità con il magistero di san Giovanni XXIII, di san Paolo VI, di san Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI, di Papa Francesco e di Papa Leone XIV. Dalla Pacem in terris alla Fratelli tutti, la Chiesa ha progressivamente maturato una convinzione sempre più netta: la guerra non può più essere considerata uno strumento ordinario della politica internazionale. Nell'epoca delle armi di distruzione di massa, delle guerre asimmetriche e dei bombardamenti sulle popolazioni civili, parlare di "guerra giusta" diventa sempre più problematico. La vera sicurezza nasce dalla giustizia, dalla cooperazione fra i popoli, dal disarmo progressivo e dal rafforzamento delle istituzioni internazionali.
Per questo il vero scandalo non consiste soltanto nelle guerre che devastano il mondo. Consiste nell'abitudine a giudicarle con criteri diversi. Quando la sofferenza di alcuni popoli suscita indignazione e quella di altri soltanto imbarazzo o silenzio, il principio dell'uguaglianza della persona viene incrinato alle fondamenta.
La pace non è neutralità morale. Al contrario, esige il coraggio di chiamare il bene con il suo nome e il male con il suo nome, senza lasciarsi guidare dalle appartenenze geopolitiche. La pace chiede di difendere il diritto quando protegge gli amici, non soltanto quando condanna i nemici.
È questa la lezione che il Concistoro consegna non soltanto ai credenti, ma all'intera comunità internazionale. Il cristiano non è chiamato a schierarsi con un blocco contro un altro, ma con la dignità inviolabile di ogni essere umano. Il Vangelo non conosce vittime di serie A e vittime di serie B. Ogni persona porta impresso il volto di Dio e ogni vita innocente spezzata è una sconfitta dell'intera famiglia umana.
Il movimento per la pace è chiamato oggi a raccogliere questo appello. Non per alimentare nuove contrapposizioni, ma per ricostruire una cultura della coerenza, della nonviolenza e della fraternità. Una cultura nella quale il diritto internazionale sia davvero uguale per tutti, la compassione non abbia confini e la diplomazia torni ad essere la prima strada, non l'ultima.
Risuonano allora, con straordinaria attualità, le parole che san Giovanni XXIII scrisse nella Pacem in terris oltre sessant'anni fa: «La pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può essere instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell'ordine stabilito da Dio: nella verità, nella giustizia, nell'amore e nella libertà.»
È un programma ancora incompiuto. Ma è anche la più alta responsabilità affidata alla coscienza dell'Europa, della Chiesa e di ogni uomo e donna di buona volontà. Perché la pace non nascerà quando avrà vinto una delle parti. La pace nascerà soltanto quando il diritto sarà davvero uguale per tutti e quando nessuna vita umana sarà più considerata sacrificabile.
È questo il compito che il Concistoro straordinario affida ai cristiani e, insieme, a tutti coloro che continuano a credere che la pace non sia un'utopia, ma il più realistico dei progetti politici e il più esigente dei doveri morali.
Carlo Palumbo