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COP - custodire il metodo, rilanciare la responsabilità - riflessione

L’articolo COP - custodire il metodo, rilanciare la responsabilità che condivido nella sostanza, mi suggerisce una ulteriore riflessione che propongo ai lettori.

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COP - custodire il metodo, rilanciare la responsabilità

COP - custodire il metodo, rilanciare la responsabilità


Ogni anno, al termine di una COP, riaffiora puntuale la tentazione di dichiarare “fallito” l’intero processo. È una scorciatoia che non aiuta a capire la natura di questi incontri. Le COP non sono un parlamento globale né un’arena dove si decide a maggioranza: sono uno spazio di confronto fragile ma necessario, in cui più di 190 Paesi provano — tra differenze e lentezze — a costruire il minimo terreno comune sulla tutela della casa comune.

nuovoordine

Equilibri spezzati: la nuova geografia del potere globale

 


Negli ultimi cinquant'anni si è assistito a una trasformazione profonda degli equilibri globali. Le strutture politiche ed economiche internazionali, emerse alla fine della Seconda guerra mondiale e consolidate durante la Guerra Fredda, appaiono oggi sempre più anacronistiche e incapaci di rappresentare le nuove realtà geopolitiche, economiche e demografiche. Questo mutamento, documentabile attraverso dati verificabili, impone una riflessione seria e scientificamente fondata sulla necessità di ripensare l'ordine mondiale.

disastroecologico

COP 30 - terza parte: sconforto desolazione

COP 30: sconforto desolazione


Quello che si percepisce leggendo il servizio di Ferdinando Cotugno nell’Areale del 22 novembre è un passaggio di soglia. Non è il consueto aggiornamento dalla COP 30, è qualcosa di più fisico, più profondo, quasi un sintomo corporeo: un colpo sordo, come un cedimento interiore. È il momento in cui si smette di credere non per pessimismo, ma per constatazione che una svolta possa venire da un processo che non riconosce più la realtà che dovrebbe affrontare. A Belém, mentre il mondo supera temperature che gli scienziati chiedevano di evitare a ogni costo, si è riprodotta la solita rappresentazione: un copione stantio, esausto, inadatto. Il multilateralismo si lacera come un tessuto consumato dalla storia. 

disastroecologico

COP 30 - seconda parte: antropocentrismo, antropocene, capitalocene e giustizia climatica

COP 30 - seconda parte: antropocentrismo, antropocene, capitalocene e giustizia climatica
Capire dove siamo è il primo passo per cambiare rotta

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Le donne, la guerra e la violenza che non vuole finire


Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è un’occasione per ricordare non solo le vittime della violenza domestica, ma anche le donne colpite nei conflitti armati, spesso dimenticate o riconosciute troppo tardi. Nelle guerre, la violenza maschile assume forme ancora più brutali: non si limita a colpire i corpi, ma mira a distruggere la dignità e l’identità di intere comunità.

disastro ecologico

COP 30 - prima parte: adattamento o phase out?


Già dalle prime giornate della COP 30 a Belém, la parola “adattamento” si è imposta come obiettivo qualificante della futura strategia climatica. Si parla di città resilienti, infrastrutture resistenti agli shock, agricoltura capace di sopportare siccità e alluvioni sempre più frequenti. Il messaggio sembra voler dire: nonostante la crisi, possiamo ancora prepararci, proteggerci, sopravvivere.