Quale sicurezza celebriamo il 2 giugno?

Quale sicurezza celebriamo il 2 giugno?

C'è una parola che attraversa in silenzio le celebrazioni del 2 giugno: sicurezza. Non compare quasi mai nei discorsi ufficiali, eppure è la premessa non dichiarata di ogni parata, di ogni sfilata di reparti, di ogni saluto alle bandiere. Vale la pena nominarla, perché intorno al suo significato si gioca una delle tensioni più profonde della Repubblica italiana — e non solo di essa.

NON SIETE PERDUTI

NON SIETE PERDUTI

Ci sono parole che nascono dal dolore e parole che riescono ad andare oltre il dolore. La lettera di Davide Simone Cavallo appartiene a questa seconda categoria.
Aggredito con una violenza che ha cambiato radicalmente la sua vita, Davide avrebbe avuto tutte le ragioni per chiudersi nell'odio, nel rancore o nel desiderio di vendetta. Eppure, mentre racconta la sofferenza del suo corpo e la fatica quotidiana della riabilitazione, sceglie una strada diversa: continua a vedere nei suoi aggressori degli esseri umani.

Lo specchio vuoto

Lo specchio vuoto

Sto leggendo in questi giorni  ”I Demoni” di Dostoevskij. È una lettura tardiva. Quasi cinquant’anni fa avevo abbandonato il romanzo — travolto dall’intreccio di salotti, segreti, matrimoni nascosti, personaggi dai nomi impossibili. Tornandoci oggi porto con me quello che allora non avevo: la memoria di ciò che il Novecento ha fatto agli esseri umani, e l’inquietudine per ciò che il presente sta facendo ancora. Con questo peso nel cuore, certe oscurità del romanzo assumono un aspetto diverso. Il tema che mi ha imposto una pausa di riflessione è il riconoscimento. Attorno a Stavrogin, l’uomo chiave del romanzo, ruotano uomini e donne che vedono in lui una promessa.

Leone XIV alla Sapienza: un appello cristiano alla pace e al disarmo

 Leone XIV alla Sapienza: un appello cristiano alla pace e al disarmo

Nel tempo inquieto che stiamo vivendo, segnato dalla guerra permanente, dalla paura alimentata come strumento politico e dalla crescente abitudine a considerare il riarmo una necessità inevitabile, il discorso pronunciato da Papa Leone XIV all’Università La Sapienza di Roma assume il valore di una vera parola profetica per la Chiesa e per il mondo. Le sue parole non possono essere archiviate come una semplice riflessione accademica o come uno dei tanti interventi pubblici del magistero pontificio. Esse rappresentano invece una chiamata morale rivolta anzitutto alle coscienze cristiane europee, troppo spesso assuefatte alla logica della forza e ormai incapaci di riconoscere la radicalità evangelica della pace.

Il ritorno del riarmo nucleare. L’Europa lo alimenta

Il rapporto annuale di Norwegian People's Aid e della Federation of American Scientists, “Nuclear Weapons Ban Monitor” del 25 marzo 2026, ha fotografato uno stato del mondo che dovrebbe preoccupare profondamente chiunque si occupi di politica internazionale. All’inizio del 2026 le testate nucleari disponibili per l’uso immediato hanno raggiunto quota 9.745: 141 in più rispetto all’anno precedente, 473 in più rispetto al 2017.
Una potenza distruttiva equivalente a oltre 135.000 bombe di Hiroshima, in crescita per il nono anno consecutivo. Quasi tutte le nove potenze nucleari stanno espandendo i propri arsenali o hanno annunciato di volerlo fare. La spesa globale per le armi atomiche ha superato nel 2024 i 100 miliardi di dollari, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente.
Di fronte a questi numeri, Raymond Johansen, segretario generale dell’organizzazione norvegese, ha scelto parole molto nette: «Quello a cui stiamo assistendo è più di una nuova corsa agli armamenti. È un’inversione dei vincoli duramente conquistati sui pericoli nucleari».

Soldi, guerra e propaganda

Il male ha ottimi amministratori delegati

C’è stato un tempo in cui il male veniva immaginato con il volto del tiranno feroce, del conquistatore sanguinario, del dittatore urlante dal balcone. Oggi quel volto non è scomparso del tutto, ma spesso si è trasformato. Il male contemporaneo sa essere educato, competente, persino rassicurante. Frequenta consigli di amministrazione, sale operative, ministeri, think tank, studi televisivi. Parla il linguaggio della stabilità, della sicurezza, della crescita, dei mercati.
Il male ha ottimi amministratori delegati.
È forse questa una delle intuizioni più drammatiche del Novecento europeo. Non tanto l’esistenza della crudeltà — quella accompagna da sempre la storia umana — quanto la sua crescente normalizzazione tecnica e burocratica. La distruzione non appare più come un’esplosione irrazionale di barbarie, ma come un processo organizzato con efficienza industriale.

petizione

Difesa civile non armata e nonviolenta


Un’altra difesa è possibile. E comincia da una firma

In un tempo in cui la guerra torna a essere considerata inevitabile e il riarmo sembra l’unica risposta, esiste una possibilità concreta per affermare che un’altra strada è possibile.

È stata avviata una proposta di legge di iniziativa popolare per una difesa civile non armata e nonviolenta: un modo diverso di intendere la sicurezza, fondato sulla prevenzione dei conflitti, sulla protezione delle persone e sulla costruzione della pace.

Non è un’utopia. È una scelta concreta e coerente con i valori della nostra Costituzione.

Perché questa proposta arrivi in Parlamento, però, servono firme.

Firmare non è una formalità: è un gesto concreto per dire che la sicurezza non coincide con le armi, che la pace si costruisce ogni giorno, che esiste una difesa che non ferisce ma custodisce.

 Firma qui: https://firmereferendum.giustizia.it
 Cerca la proposta sulla “difesa civile non armata e nonviolenta”

Servono almeno 50.000 firme.

Firma. E fai firmare.

Perché un’altra difesa è possibile. E comincia da qui. 

 

Carlo Palumbo