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L’Occidente e le guerre del nostro tempo

L’Occidente e le guerre del nostro tempo


Negli ultimi trent’anni il mondo ha vissuto una successione quasi ininterrotta di conflitti armati nei quali le potenze occidentali – in particolare gli Stati Uniti e la NATO – sono state coinvolte direttamente o indirettamente. È una realtà storica che raramente viene osservata nel suo insieme, ma che appare con evidenza quando si mettono in fila gli eventi.
Dalla fine della guerra fredda a oggi la cronologia delle guerre è impressionante. Nel 1991 la coalizione guidata dagli Stati Uniti intervenne nella guerra del Golfo. Negli anni Novanta seguirono le guerre nei Balcani: Bosnia (1992-1995) e Kosovo (1998-1999), con i bombardamenti NATO sulla Serbia e su Belgrado.

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Più armi, meno regole: quale sicurezza stiamo costruendo?

Più armi, meno regole: quale sicurezza stiamo costruendo?


La sicurezza è diventata ormai obiettivo politico prioritario. Nei vertici internazionali, nei documenti strategici, nei dibattiti parlamentari, ovunque essa viene sempre più spesso associata alla deterrenza militare e sempre meno alla cooperazione internazionale e alla solidità del diritto. Si investe in armamenti. Si rinsaldano alleanze difensive. Si ridefiniscono equilibri di potenza.
Nello stesso tempo si indeboliscono le infrastrutture multilaterali, si delegittimano sedi giuridiche sovranazionali, si riduce la cooperazione sistematica tra Stati in materia giudiziaria e finanziaria, si ostacolano le agenzie internazionali di intervento umanitario. Quale sicurezza stiamo davvero costruendo?

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Dalla bandiera dei pirati (Jolly Roger) alla democrazia rappresentativa

Dalla bandiera dei pirati (Jolly Roger) alla democrazia rappresentativa

C’è qualcosa di sorprendente nel fatto che la bandiera dei pirati di One Piece compaia nelle piazze di mezzo mondo. Non è la bandiera di uno Stato. Non è il simbolo di un partito. Non rappresenta un’ideologia codificata. È un teschio sorridente con un cappello di paglia. Eppure è capace di mobilitare perché racconta un mito semplice: una piccola ciurma unita da lealtà e amicizia sfida un potere centrale percepito come opaco e ingiusto. Non promette un programma dettagliato. Promette libertà, dignità, orizzontalità. È un simbolo leggero, inclusivo, mobile.

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La giustizia riparatrice come paradigma relazionale: verso una pace post-bellica duratura

La giustizia riparatrice come paradigma relazionale: verso una pace post-bellica duratura


Quando un conflitto armato si avvia alla conclusione, la diplomazia internazionale concentra inevitabilmente i propri sforzi sulla cessazione delle ostilità, sulla definizione di accordi politici e sulla stabilizzazione degli equilibri di sicurezza. Eppure la storia recente mostra come questi strumenti, pur indispensabili, non siano sufficienti a garantire una pace autenticamente duratura.

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"We Do Care" (a noi importa): Quando la difesa della salute diventa anche uno scudo per la difesa della pace.


Spesso pensiamo alla pace come a qualcosa che si firma solo nei palazzi del potere. Ma c'è una pace diversa, concreta e urgente, che si costruisce ogni giorno anche nelle corsie degli ospedali, specialmente quando il mondo fuori sembra andare al contrario. L'analisi di alcuni articoli pubblicati nella prestigiosa rivista medica statunitense The New England Journal of Medicine (NEJM) tra il 2025 e il 2026, insieme ad altri interventi pubblicati nella letteratura scientifica internazionale sul tema del Medical Peace Work (medicina per la pace), ci porta dritti al cuore di questo problema svelandoci una realtà che non possiamo/dobbiamo ignorare.

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Dalla crisi climatica all’ecocentrismo

Dalla crisi climatica all’ecocentrismo

Per lungo tempo la crisi climatica è stata raccontata come una delle tante “emergenze” del nostro tempo. Un problema grave, certo, ma circoscrivibile: una questione ambientale accanto ad altre questioni, un capitolo da affidare agli esperti, un costo collaterale di un progresso altrimenti virtuoso. Oggi questa narrazione non regge più. I dati fisici, l’esperienza quotidiana e le fratture sociali che attraversano il pianeta convergono in un’evidenza sempre più difficile da eludere: non siamo di fronte a una crisi settoriale, ma a una crisi delle condizioni stesse di abitabilità della Terra.

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Il deterioramento delle condizioni di abitabilità del pianeta

Il deterioramento delle condizioni di abitabilità del pianeta
Scioglimento dei ghiacci, siccità, deforestazione e crisi sistemica del clima

Per lungo tempo il cambiamento climatico è stato raccontato come un problema ambientale tra altri, confinato a scenari futuri o a luoghi percepiti come marginali. Oggi questa lettura appare inadeguata. Gli effetti del riscaldamento globale mostrano con chiarezza crescente che siamo di fronte a una trasformazione profonda delle condizioni di abitabilità della Terra, con ricadute dirette sulla vita quotidiana, sull’economia e sulla convivenza tra le società umane.