Il nastro di Möbius: una metafora per il dialogo tra fede e scienza

Il nastro di Möbius: una metafora per il dialogo tra fede e scienza

Il nastro di Möbius: una metafora per il dialogo tra fede e scienza

Per secoli abbiamo immaginato il rapporto tra fede e scienza come quello tra due sponde opposte di un fiume. Da una parte il sapere fondato sull'osservazione, sulla misura e sulla verifica sperimentale; dall'altra la ricerca del senso, dell'origine e del destino ultimo dell'esistenza. Due mondi separati, talvolta ostili. Forse la geometria può suggerirci un'immagine migliore.


Esiste una superficie sorprendente, scoperta nel XIX secolo dal matematico August Ferdinand Möbius. Si costruisce prendendo una semplice striscia di carta, imprimendole una sola torsione di 180 gradi e richiudendola ad anello. A prima vista sembra avere due facce come qualsiasi nastro. Ma basta seguire con una matita una linea continua per accorgersi che, senza mai attraversare un bordo, si percorre quella che sembrava la faccia opposta. Il nastro possiede una sola superficie. È una superficie non orientabile.
La sua lezione è profonda.
Localmente distinguiamo perfettamente un "sopra" e un "sotto". La distinzione non è un'illusione: è reale, ma soltanto locale. Quando però percorriamo l'intero cammino, scopriamo che quella distinzione non è assoluta.
Forse qualcosa di analogo accade tra fede e scienza.
La scienza possiede un metodo rigoroso. Formula ipotesi, costruisce modelli, verifica sperimentalmente, corregge continuamente i propri errori. La fede segue un'altra via: interroga il significato dell'esistenza, la libertà, il bene, la speranza, il mistero dell'essere. Confondere questi linguaggi sarebbe un errore.
Ma è altrettanto riduttivo considerarli estranei.
Quando una pretende di sostituirsi all'altra nasce l'ideologia: la scienza si trasforma in scientismo, la fede in fondamentalismo. Entrambe dimenticano il proprio limite. Il nastro di Möbius suggerisce invece una possibilità diversa. Non due verità concorrenti, ma due percorsi che appartengono alla stessa ricerca. Distinti senza essere separati. Non è un caso che san Giovanni Paolo II, nella Fides et Ratio, abbia scritto che «la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità». L'immagine delle ali è splendida. Ma il nastro di Möbius aggiunge qualcosa: ci ricorda che il cammino della conoscenza non procede su binari paralleli. È un percorso continuo, nel quale ciò che inizialmente appare opposto può rivelarsi parte della stessa superficie.
C'è un'altra caratteristica del nastro che merita attenzione. La sua natura non si comprende guardandolo per pochi secondi. Occorre percorrerlo. Solo il movimento rivela la sua struttura nascosta.
Anche il rapporto tra fede e scienza non si lascia ridurre agli slogan. Richiede pazienza, studio, ascolto reciproco. Richiede il coraggio di camminare abbastanza a lungo da scoprire che il confine che credevamo invalicabile era forse soltanto il limite del nostro sguardo.
In un'epoca segnata da polarizzazioni sempre più radicali, questa piccola figura geometrica ci consegna una lezione di grande attualità. Non tutte le differenze devono essere eliminate. Alcune vanno attraversate.
Perché la verità, forse, non abita sulle due facce di una medaglia. Abita su una superficie più sorprendente, dove ciò che sembrava irrimediabilmente diviso si rivela, alla fine del cammino, intimamente connesso.
E forse è proprio questa la lezione più preziosa del nastro di Möbius: la realtà è spesso più unitaria delle categorie con cui tentiamo di descriverla.

 

Pasquale Palumbo

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