Con l’avvicinarsi della fine dell’anno si avverte il bisogno di fermarsi e fare un bilancio. Il 2025, però, chiede qualcosa di più di una semplice rassegna degli eventi: impone una riflessione sul loro significato.
Il 2025 ha reso evidente una contraddizione che da tempo investe il discorso geopolitico dominante.
Credo che il mio amore per il mare non abbia nulla di sentimentale o decorativo. È piuttosto il riconoscimento di un fatto semplice, che oggi non possiamo più ignorare: questa perla azzurra che chiamiamo Terra è l’unico luogo che conosciamo capace di ospitare la vita. Prendersene cura non è un gesto romantico, ma un atto di responsabilità e di lucidità, maturato nel tempo, anche attraverso gli errori che abbiamo imparato a riconoscere.
L’intervento del segretario generale della Nato Mark Rutte durante la visita a Berlino dell’11 dicembre 2025 rivela una profonda distorsione del modo in cui oggi viene pensata e comunicata la sicurezza in Europa. Affermare che la Russia potrebbe essere pronta a colpire la NATO entro cinque anni e invitare a prepararsi a una guerra “della stessa portata di quella vissuta dai nostri nonni e bisnonni” non significa descrivere un rischio: significa rendere la guerra di nuovo progressivamente accettabile come orizzonte politico.
Un’analisi rigorosa del rapporto tra pace e guerra richiede innanzitutto una chiarificazione concettuale. La guerra è una modalità di gestione del conflitto basata sull’uso sistematico e organizzato della violenza. La pace, in senso minimo e operativo, è la cessazione di tale violenza. Già a questo livello emerge un primo dato analitico: pace e guerra non sono termini simmetrici, ma condizioni strutturalmente differenti. La guerra produce distruzione, la pace, anche nella sua forma più elementare, interrompe tale dinamica.
In un’epoca attraversata da conflitti sempre più ravvicinati, da tensioni geopolitiche crescenti e da una preoccupante normalizzazione del linguaggio delle armi, il recente messaggio della Conferenza Episcopale Italiana Educare a una pace disarmata e disarmante merita un’attenzione particolare. Non solo da parte dei credenti, ma da chiunque riconosca nella pace un valore imprescindibile e nella nonviolenza un metodo credibile per affrontare le sfide del nostro tempo.
L’incontro The Economy of Francesco, celebrato a Santa Maria degli Angeli ad Assisi il 24 settembre 2022, ha rappresentato una tappa decisiva per comprendere quanto la crisi ambientale, la crisi economica e la crisi della pace siano intrecciate nello stesso nodo storico.
La nuova National Security Strategy (NSS) dell’amministrazione Trump è un documento chiaro nelle sue intenzioni: ridefinire la sicurezza nazionale riportandola interamente entro i confini della sovranità statunitense, rafforzare la capacità militare e tecnologica, riorganizzare le alleanze secondo criteri di reciprocità economica e deterrenza, e archiviare definitivamente l’impostazione multilaterale che ha guidato decenni di politica internazionale. Proprio questa chiarezza consente di valutarne l’impianto senza ricorrere a interpretazioni estensive: molte scelte strategiche qui proposte risultano difficilmente conciliabili con una visione della pace e della giustizia ecologica come quelle coltivate nel nostro Laboratorio dei Costruttori di Pace.