L’articolo COP - custodire il metodo, rilanciare la responsabilità che condivido nella sostanza, mi suggerisce una ulteriore riflessione che propongo ai lettori.
Il metodo delle COP va davvero preservato: senza uno spazio stabile di confronto multilaterale, la crisi climatica sarebbe lasciata alle sole logiche di potenza, e ciascun Paese finirebbe per muoversi in ordine sparso. Su questo punto non ho alcuna riserva: il dialogo internazionale è fragile, ma resta indispensabile. Proprio per questo, però, credo sia importante chiamare le cose col loro nome quando gli obiettivi fissati collettivamente vengono mancati. Non è una delegittimazione del metodo, né un gesto di sfiducia verso la diplomazia ambientale. È, al contrario, un modo per...
COP - custodire il metodo, rilanciare la responsabilità
Ogni anno, al termine di una COP, riaffiora puntuale la tentazione di dichiarare “fallito” l’intero processo. È una scorciatoia che non aiuta a capire la natura di questi incontri. Le COP non sono un parlamento globale né un’arena dove si decide a maggioranza: sono uno spazio di confronto fragile ma necessario, in cui più di 190 Paesi provano — tra differenze e lentezze — a costruire il minimo terreno comune sulla tutela della casa...
COP 30: sconforto desolazione
Quello che si percepisce leggendo il servizio di Ferdinando Cotugno nell’Areale del 22 novembre è un passaggio di soglia. Non è il consueto aggiornamento dalla COP 30, è qualcosa di più fisico, più profondo, quasi un sintomo corporeo: un colpo sordo, come un cedimento interiore. È il momento in cui si smette di credere non per pessimismo, ma per constatazione che una svolta possa venire da un processo che non riconosce più la realtà che dovrebbe affrontare. A...
COP 30 - seconda parte: antropocentrismo, antropocene, capitalocene e giustizia climatica
Capire dove siamo è il primo passo per cambiare rotta
La maggior parte delle parole che usiamo per descrivere la crisi ecologica sono recenti. E non è un caso: per secoli abbiamo creduto che il mondo fosse grande, resistente, incapace di essere ferito dalle nostre azioni. Oggi scopriamo che non è così. Siamo entrati in una fase nuova della storia, e per orientarsi servono concetti nuovi. Tre parole –
Già dalle prime giornate della COP 30 a Belém, la parola “adattamento” si è imposta come obiettivo qualificante della futura strategia climatica. Si parla di città resilienti, infrastrutture resistenti agli shock, agricoltura capace di sopportare siccità e alluvioni sempre più frequenti. Il messaggio sembra voler dire: nonostante la crisi, possiamo ancora prepararci, proteggerci, sopravvivere.
Ma una domanda è inaggirabile: a che cosa stiamo davvero cercando di adattarci? E soprattutto...
Papa Francesco, Laudato sì, 139.
Quando parliamo di “ambiente” facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati.
Le ragioni per le quali un luogo viene inquinato richiedono un’analisi del funzionamento della società, della sua economia, del suo...
Parliamo spesso di pace come se fosse un principio universale, un valore ovvio, quasi naturale. Ma basta guardare intorno a noi – nei conflitti globali come nei piccoli dissidi quotidiani – per accorgerci che la pace è tutt’altro che scontata. La vera domanda allora non è "come ottenere la pace", ma: che cosa stiamo disposti a mettere in gioco per renderla possibile?
A partire da qui, è forse il momento di liberarci da certe idealizzazioni rassicuranti e affrontare una verità scomoda: la...