L’ordine che non sappiamo revocare
Nel Breve racconto dell’Anticristo, che chiude i Tre dialoghi (1900), Vladimir Solov’ëv immagina che il Giappone assimili con sorprendente rapidità le forme materiali della cultura europea e le rivolga contro l’Europa. La previsione storica, presa alla lettera, non si è realizzata: non è mai sorto l’impero panmongolico descritto nel racconto. Eppure Solov’ëv aveva riconosciuto qualcosa di più profondo degli avvenimenti che immaginava.
Thiel, Palantir e la conoscenza preventiva
A margine del saggio di Paul Leslie su René Girard
Paul Leslie ha pubblicato su MicroMega (4/2026, «I nuovi padroni del mondo») un saggio dal titolo «Thiel, Vance e l'appropriazione indebita di René Girard» [1]. Ex allievo di Girard a Stanford, Leslie ricostruisce il percorso che lega il filosofo francese a Peter Thiel e, tramite Thiel, all'ascesa politica di J.D. Vance e a una parte della destra postliberale statunitense. La domanda che il saggio lascia aperta, più implicitamente che esplicitamente, è quella del tradimento: se cioè Thiel abbia piegato la teoria mimetica e il concetto di capro espiatorio a un uso che Girard non avrebbe riconosciuto come proprio.
Premio Nazionale di Musicoterapia "Graziella Laura Santoro" - 4ª Edizione
Sabato 19 Settembre 2026, ore 19:30, il Parco delle Kentie di Riposto (CT) ospiterà la cerimonia di premiazione della migliore Tesi di Diploma in Musicoterapia discussa nel 2025.
Un evento promosso dall'Associazione "La Chitarra Fiorita" che vedrà la partecipazione di illustri relatori del settore, tra cui Ferdinando Suvini, Rossella Fois, Davide Woods e altri esperti di musicoterapia. Condurrà la serata Nilla Zaira D'Urso.
Ho preso sul serio One Piece. E ho fatto bene
Nota introduttiva — Questo saggio nasce da un dialogo tra generazioni: quello con Arianna Masella, che mi ha accompagnato nella lettura di One Piece fin dai primi articoli. Lo propongo tanto a chi, come me, si avvicina a quest'opera da fuori, quanto a chi la conosce da sempre ed è aperto a vedersela raccontare con occhi diversi dai propri.
Quando ho cominciato a occuparmi di One Piece su Pax-Lab, la domanda era una sola: perché questa storia esercita un'attrazione così forte sui giovani, e in particolare sulla generazione Z?
La guerra non è l'uomo
Dire che la guerra è connaturata all'uomo sembra un'affermazione di buon senso. Basta aprire un libro di storia. Guerre di conquista, guerre civili, guerre di religione, guerre coloniali, guerre mondiali. E poi massacri, persecuzioni, genocidi. Non occorre neppure guardare molto indietro. Il nostro presente offre materiale più che sufficiente a chi voglia sostenere che, sotto la sottile crosta della civiltà, l'uomo rimane quello di sempre, pronto a uccidere quando paura, interesse, obbedienza o desiderio di dominio gliene offrano l'occasione.
I fatti sono difficili da contestare. È la conclusione che non è altrettanto inevitabile.
Che l'uomo abbia sempre fatto la guerra non dimostra che la guerra appartenga alla sua essenza. Dimostra che l'uomo è capace di farla. Il passaggio dall'una all'altra affermazione sembra piccolo, ma è enorme. Trasforma una constatazione storica in una sentenza sull'uomo.
Lettera a Olja - 4 aprile 1937. Solovki – N. 97
Cara Olen',
mi sembra di averti già scritto della Storia dell'Inghilterra di Hume che sto leggendo in una traduzione francese. Il quadro è espressivo e vivo, ma infinitamente pesante. Guerre incessanti, ora esterne, ora intestine, al cui senso e ai cui motivi non si riesce a risalire; non credo, del resto, che questi fossero noti agli stessi protagonisti del Trecento. Ma la loro assurdità non ha affatto impedito a queste guerre di essere estremamente sanguinose: gli uni cercavano di sterminare completamente gli altri, e chi non moriva in battaglia finiva sul patibolo. E siccome trionfava ora un partito, ora l'altro, nel corso, per esempio, della guerra fra la Rosa Bianca e la Rosa Rossa (trent'anni), le classi alte dell'Inghilterra furono totalmente cancellate dalla faccia della terra, senza poi parlare degli innumerevoli contadini. Il fatto che le guerre fossero immotivate lo dimostrano chiaramente i ripetuti passaggi del corpo ufficiali e delle loro truppe da una parte all'altra; quindi, non avevano nessun progetto e nessun previo interesse per l'esito finale del conflitto.