Un discorso alto e forte quello di Sergio Mattarella a Cernobbio. Ha ragione quando richiama l’Europa a uno scatto d’orgoglio che non sia servile.
Di fronte alla notizia dell’uccisione di un giornalista in zone di conflitto come Gaza o la Cisgiordania, si ascoltano spesso, anche da commentatori autorevoli, alcune argomentazioni ricorrenti. C’è chi sostiene, ad esempio, che questi reporter sarebbero in realtà fiancheggiatori di gruppi armati come Hamas,
I recenti conflitti in Ucraina e nella Striscia di Gaza hanno portato a documentare un numero impressionante e crescente di attacchi contro il personale e le strutture sanitarie.
In un suo recente intervento pubblicato su Avvenire, Giulio Albanese lancia un allarme che non dovrebbe lasciare indifferenti: l’Europa ha scelto la strada del riarmo sfrenato, abbandonando la via diplomatica e giuridica che avrebbe dovuto costituire il cuore del suo progetto originario.
Ci sono momenti nella storia in cui il silenzio diventa complicità. Momenti in cui la voce di chi ha il coraggio di dire la verità, di testimoniarla con rigore, di documentarla con precisione, diventa più che mai necessaria.
La cultura nasce dal bisogno umano di dare senso all’esistenza. È il modo con cui l’uomo affronta le domande fondamentali: la vita, la morte, il dolore, la speranza.
Nel mese di luglio 2025, il PKK ha compiuto un gesto simbolico ma carico di significato: la distruzione pubblica delle armi da parte di trenta militanti curdi nelle montagne del Sulaymaniyah, segnando la fase iniziale di un percorso più ampio di disarmo e reintegrazione.