Sguardo bambino Gaza: dettaglio opera di Adele Lo Feudo in arte ALF

In difesa di Francesca Albanese, testimone di verità

Ci sono momenti nella storia in cui il silenzio diventa complicità. Momenti in cui la voce di chi ha il coraggio di dire la verità, di testimoniarla con rigore, di documentarla con precisione, diventa più che mai necessaria.

Francesca Albanese è una di queste voci. E non è una voce qualsiasi: è la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, dal 2022. Una funzione che richiede competenza, indipendenza, integrità morale. Ma che, nel suo caso, si è caricata anche di un coraggio civile fuori dal comune. Perché oggi Francesca Albanese va difesa, senza esitazioni? Perché è sotto attacco. Non per avere violato il suo mandato, ma per averlo compiuto fino in fondo. Non per aver distorto la verità, ma per averla resa visibile, leggibile, comprensibile anche a chi non vuole vederla. Nel suo rapporto del 26 marzo 2024, intitolato "Anatomia di un genocidio", Albanese ha fatto ciò che la sua coscienza, il suo ruolo e il diritto internazionale le imponevano: ha raccolto prove, dati, testimonianze. Ha costruito un'analisi fondata, documentata, incontestabile. E ha avuto l'onestà intellettuale di chiamare le cose con il loro nome. Non per ideologia, ma per fedeltà alla verità. Non per provocazione, ma per giustizia.

Nel suo rapporto più recente, intitolato "Dall'economia dell'occupazione all'economia del genocidio", Francesca Albanese ha fatto un ulteriore passo: ha mostrato come la distruzione sistematica di una società, di un popolo, passi anche per le vie meno visibili, ma non meno letali, dell'economia, del controllo delle risorse, della negazione dei mezzi di sussistenza. Anche questo lavoro, come il precedente, è stato accolto dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani con larghissima approvazione. Non siamo di fronte, dunque, a un'opinione isolata, ma a una presa di posizione coraggiosa e condivisa.

dettaglio opera di Adele Lo Feudo in arte ALF

Eppure, per questo stesso lavoro, Francesca Albanese è stata attaccata, diffamata, calunniata. Gli Stati Uniti d'America, la più grande potenza del mondo, sono arrivati a sanzionarla, come se adempiere al proprio dovere fosse una colpa. Il 5 aprile 2024, il Dipartimento di Stato USA ha inserito Albanese tra le persone sottoposte a sanzioni unilaterali, congelandole eventuali beni sul territorio statunitense e vietandole l'ingresso negli Stati Uniti. La motivazione ufficiale, del tutto controversa, è l'accusa di "antisemitismo" e di avere utilizzato un linguaggio "incendiario" nel suo ruolo all'ONU. Ma tali accuse sono state smentite da numerosi esperti indipendenti, giuristi internazionali e organizzazioni per i diritti umani, che hanno sottolineato come le sue analisi siano sempre state fondate su prove documentali, fonti ufficiali e dati verificabili.
Le campagne mediatiche contro di lei si sono intensificate, specialmente nei grandi media anglosassoni e israeliani, dove è stata ripetutamente accusata di parzialità, demonizzazione di Israele e, appunto, antisemitismo. Sono state ripescate vecchie frasi decontestualizzate, tweet antecedenti il suo incarico ONU, e sono stati orchestrati attacchi personali nel tentativo di screditarne l'autorevolezza. Ma è evidente che queste campagne non mirano a un dibattito serio sul contenuto dei suoi rapporti, bensì a delegittimare chi ha il coraggio di denunciare crimini internazionali, anche quando coinvolgono potenze alleate. Ma la vera colpa di Francesca Albanese, se così vogliamo chiamarla, è quella di non essersi piegata. Di non aver rinunciato. Di non essersi lasciata intimidire né dalle minacce, né dalle campagne mediatiche organizzate contro di lei.
Francesca Albanese continua a rappresentare l'ONU con dignità e fermezza. Continua a parlare in nome del diritto, non dell'interesse di una parte. In nome della verità, non della convenienza. In un tempo in cui molti si voltano dall'altra parte, lei guarda in faccia la realtà. E la racconta. A costo di rischiare la propria reputazione, la propria libertà, forse anche la propria vita.

Chi ha letto i suoi rapporti non può non cogliere la serietà dell'analisi, la forza delle fonti, l'evidenza delle conclusioni. Difendere il lavoro di Francesca Albanese significa difendere il valore dell'impegno internazionale per i diritti umani. Significa dire no alla criminalizzazione della verità. Significa ricordare che le Nazioni Unite non sono al servizio dei forti, ma del diritto internazionale.

C'è un'antica parola che forse abbiamo dimenticato, ma che oggi dobbiamo riscoprire: testimonianza. Francesca Albanese è una testimone. Non per vocazione, ma per dovere. Non per protagonismo, ma per responsabilità. E chi difende la testimonianza, difende anche la speranza che il diritto possa ancora avere voce.
Per questo, oggi, la sua voce deve diventare anche la nostra.


Carlo Palumbo  

 

Foto dell'articolo: l’immagine pubblicata riproduce un particolare dell’opera pittorica in tecnica acrilica “Buio Totale “ realizzata da Adele Lo Feudo in arte ALF .
“Buio totale” è un’opera di denuncia della condizione di enorme disagio dei bimbi che vivono in luoghi di guerra. Il buio totale è il luogo della nostra indifferenza e insensibilità di fronte a tutto ciò. Eppure gli occhi di quei bimbi ci guardano e ci giudicano.

 

 

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