NON SIETE PERDUTI

NON SIETE PERDUTI

NON SIETE PERDUTI

Ci sono parole che nascono dal dolore e parole che riescono ad andare oltre il dolore. La lettera di Davide Simone Cavallo appartiene a questa seconda categoria.
Aggredito con una violenza che ha cambiato radicalmente la sua vita, Davide avrebbe avuto tutte le ragioni per chiudersi nell'odio, nel rancore o nel desiderio di vendetta. Eppure, mentre racconta la sofferenza del suo corpo e la fatica quotidiana della riabilitazione, sceglie una strada diversa: continua a vedere nei suoi aggressori degli esseri umani.


Quando scrive ai ragazzi che lo hanno colpito «non siete perduti», Davide non minimizza il male subito, non cancella la responsabilità di chi ha commesso quella violenza e non rinuncia alla giustizia. Compie però qualcosa di più difficile: rifiuta di ridurre una persona al suo gesto peggiore.
È questo uno dei fondamenti della cultura della nonviolenza. La nonviolenza non consiste nel negare il conflitto né nel giustificare il male. Consiste nel riconoscere che ogni essere umano conserva una dignità che nessuna colpa può cancellare completamente. Significa distinguere l'errore dall'errante, il delitto dalla persona che lo ha commesso.
In un tempo in cui il linguaggio pubblico è sempre più attraversato dalla disumanizzazione dell'avversario, dalle etichette e dalle condanne senza appello, la testimonianza di Davide ci ricorda che il primo passo verso la pace è il riconoscimento dell'altro. Anche dell'altro che ci ha ferito.
Da Lev Tolstoj a Mahatma Gandhi, da Aldo Capitini a Papa Francesco, la tradizione nonviolenta ha sempre sostenuto che nessuno è definitivamente identificabile con il male che ha compiuto. Le parole di Davide sembrano iscriversi, con sorprendente forza, dentro questa stessa intuizione.
Per questo la sua lettera non è soltanto il racconto di una tragedia personale. È una lezione civile e umana. Ci insegna che il contrario dell'odio non è la debolezza, ma il coraggio. Il coraggio di continuare a vedere un volto umano anche là dove sarebbe più facile vedere soltanto un nemico.
E forse è proprio da qui che può nascere una società meno violenta: dalla capacità di dire, senza rinunciare alla verità e alla giustizia, che nessuno è perduto per sempre.

 

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Carlo Palumbo