Ethos, Logos e Pathos sono tre parole antiche che descrivono le tre dimensioni senza tempo dell’animo umano. L’Ethos è il modo di vivere, il carattere che guida l’azione; il Logos è la ragione, la coerenza logica che ordina pensiero e realtà; il Pathos è il sentimento, la forza emotiva che muove alla solidarietà.
Baruch Spinoza, Giacomo Leopardi e Albert Einstein, tre personalità “pensanti” di assoluta eccellenza, hanno vissuto in secoli diversi, ma condividono una sorprendente unità di sguardo sulla condizione umana, sulla pace e sulla solidarietà.
Spinoza (1632–1677), filosofo olandese di origine ebraica, fu espulso dalla comunità ebraica di Amsterdam a soli ventitré anni per le sue idee ritenute eretiche. Rifiutò la cattedra offertagli dall’Università di Heidelberg per preservare la propria indipendenza di giudizio. Visse in modo sobrio, lavorando come costruttore di lenti e mantenendo la libertà di pensiero.
Leopardi (1798–1837), poeta e pensatore recanatese, crebbe immerso in una delle biblioteche private più ricche d’Italia, eredità del padre Monaldo, uomo di vasta cultura ma di idee rigidamente conservatrici. Monaldo, nobile erudito, era un sostenitore della restaurazione pontificia e delle posizioni reazionarie dell’Antico Regime. Recanati, allora parte dello Stato Pontificio, offriva un orizzonte culturale e politico chiuso, segnato dal dominio clericale e da un forte immobilismo. In questo ambiente “retrivo”, la vastità degli orizzonti che Giacomo poteva esplorare tra i volumi paterni entrava in contrasto con la ristrettezza del contesto familiare e cittadino. Questa tensione tra cultura sterminata e ambiente chiuso contribuì a formare la sua originalità di pensiero: una lucidità disincantata che, nella maturità, troverà espressione suprema ne La ginestra, dove la fragilità comune diventa fondamento di fraternità.
Einstein (1879–1955), fisico e pensatore tedesco naturalizzato svizzero e poi americano, trasformò la scienza con la teoria della relatività, ma fu anche una voce etica potente del XX secolo. Emigrato negli Stati Uniti per sfuggire al nazismo, difese costantemente la pace, il disarmo e la cooperazione tra i popoli, unendo razionalità scientifica e impegno civile. Tra le figure filosofiche che più ammirava c’era proprio Spinoza, la cui Etica aveva studiato e discusso fin dai primi anni con i compagni dell’“Accademia Olimpia”. Nel 1920, gli dedicò una poesia, Zu Spinozas Ethik, che si apre con versi emblematici: Quanto amo quell’uomo nobile / più di quanto potrei dire con parole / temo però che resterà solo / con un’aureola santa tutta sua.
In Spinoza la solidarietà si radica in un ethos razionale. Nell’Etica, Dio coincide con la Natura (Deus sive Natura), unica sostanza infinita. L’uomo è parte di questo ordine necessario, e la sua libertà consiste nella comprensione delle leggi naturali che regolano tutto. Sul piano etico, la pace e la concordia sono espressioni della vita secondo ragione:
«Nulla è perciò più utile all’uomo dell’uomo: niente, io dico, possono gli uomini desiderare di più eccellente per la conservazione dell’essere proprio se non che tutti convengano fra loro in tutte le cose, sì che le anime ed i corpi compongano quasi un’anima ed un corpo solo e tutti insieme, cercando di conservare l’essere proprio, cerchino nello stesso tempo l’utile comune di tutti: onde segue che gli uomini governati dalla ragione, cioè gli uomini che cercano secondo ragione l’utile proprio, non desiderano per sé nulla che non desiderino anche gli altri uomini e così siano uomini giusti, fedeli, onesti» (Etica, IV, 18, scolio).
L’ethos spinoziano mostra che la solidarietà non è un’opzione sentimentale, ma un principio intrinseco alla vita razionale. Vivere secondo ragione significa vivere in una comunità che si fonda su concordia, giustizia e mutuo sostegno, superando le passioni distruttive che dividono gli uomini.
Einstein raccoglie l’eredità di Spinoza sul piano del Logos. «Io credo nel Dio di Spinoza, che si rivela nell’armonia di tutto ciò che esiste» – dichiara, rifiutando l’idea di un Dio personale e abbracciando un universo governato da leggi razionali. In questa visione, il Logos diventa principio di responsabilità: se l’universo è coerente, la fraternità umana non è un sentimento vago, ma una conseguenza logica. Appartenendo tutti allo stesso ordine, condividiamo un destino comune. La logica del cosmo, come in Spinoza, non concede eccezioni: ciò che avviene in una parte si riflette sul tutto. Per Einstein, il logos non è solo calcolo, ma coscienza morale: «La pace internazionale è questione di coscienza che nessun uomo coscienzioso può ignorare» (Come io vedo il mondo). La sua avversione per il militarismo è netta: «Disprezzo profondamente chi è felice di marciare nei ranghi e nelle formazioni... Questa vergogna della civiltà va soppressa il più rapidamente possibile».
Ma Ethos e Logos non bastano da soli: occorre il Pathos, la coscienza sensibile della condizione umana. Leopardi, nella Ginestra, dà voce a questa dimensione. La “social catena” non nasce dall’armonia cosmica, ma dalla fragilità condivisa. La natura non è benevola, e la solidarietà tra gli uomini è risposta comune alla precarietà: «E quell’orror che primo / contra l’empia natura / strinse i mortali in social catena…».
Il pathos leopardiano non consola, ma unisce: «Nobil natura è quella... / che confessa il mal che ci fu dato in sorte». È una fraternità che nasce dalla lucidità e dalla compassione reciproca.
Questa triade, Spinoza (Ethos), Einstein (Logos), Leopardi (Pathos), prepara il terreno per l’elaborazione contemporanea di Alexander Langer e papa Francesco.
Langer riprende l’Ethos spinoziano impegnandosi nella edificazione di una convivenza desiderabile: la cooperazione tra diversi non come tolleranza rassegnata, ma come scelta di vita ragionevole e feconda. Riprende il Logos einsteiniano denunciando la miopia di chi ignora la coerenza sistemica delle crisi ecologiche e sociali: tutto è interconnesso. E riprende il Pathos leopardiano nel richiamo alla conversione ecologica come processo umano, che richiede non solo politiche ma anche sentimenti e stili di vita capaci di riconoscere la fragilità condivisa. Papa Francesco, nelle encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti, sviluppa questa stessa traiettoria. L’Ethos appare nell’insistenza sulla cura come responsabilità naturale; il Logos nella visione di un mondo interconnesso in cui i problemi non si risolvono in modo frammentario; il Pathos nella chiamata a una fraternità universale che nasce dalla compassione per i più fragili. In entrambi, la solidarietà non è un sentimento facoltativo, ma la struttura portante di un mondo vivibile: in Langer come convivenza desiderabile, in Francesco come casa comune.
Pasquale Palumbo
Foto articolo: Aristotele precettore di Alessandro Magno di J L G Ferris 1895