Antropocentrismo, interdipendenza e crescita
La Laudato si' è una sfida culturale
I. L'antropocentrismo come patologia moderna
La Laudato si' di papa Francesco (2015) non è un documento ambientalista nel senso ordinario del termine. È una riflessione teologica, filosofica e politica che scava nelle radici culturali della crisi ecologica, rifiutando di trattarne i sintomi senza affrontarne le cause profonde. Le due parole chiave attorno a cui si struttura l'enciclica — antropocentrismo e interdipendenza — non sono concetti paralleli: si pongono in tensione dialettica, la prima come diagnosi di una patologia, la seconda come indicazione di una via di guarigione.
Francesco non condanna l'antropocentrismo in quanto tale. L'essere umano mantiene nell'enciclica una responsabilità speciale all'interno del creato, precisamente perché è l'unico essere capace di riconoscere le relazioni, di prendersene cura, di agire eticamente. Ciò che viene denunciato è la forma degenerata che l'antropocentrismo ha assunto nella modernità: un antropocentrismo dispotico e autoreferenziale, che ha ridotto il mondo naturale a mero oggetto di sfruttamento.
Crisi di presenza, finanza globale e abitabilità del mondo
Introduzione
Negli ultimi anni si è diffusa la percezione di una crescente instabilità globale, caratterizzata dall’intreccio di crisi economiche, geopolitiche, sociali e climatiche.
La serie di brevi articoli qui raccolti nasce dall’esigenza di inquadrare in modo interdisciplinare il complesso rapporto tra sistemi finanziari globali, potere politico, disuguaglianze e limiti ecologici, evitando sia semplificazioni allarmistiche sia rassicurazioni infondate.
Pubblichiamo la lettera "Ai mercanti della morte", scritta da don Mimmo Battaglia, cardinale e arcivescovo di Napoli
Ai mercanti della morte, a voi che fate affari con il sangue degli uomini, a voi che contate i profitti mentre le madri contano i figli, a voi che chiamate “strategia” ciò che il Vangelo chiama scandalo, rivolgo parole che non nascono dalla diplomazia, ma dalla ferita.
Vi scrivo da questa terra che trema. Trema sotto i passi dei poveri, sotto il pianto dei bambini, sotto il silenzio degli innocenti, sotto il rumore feroce delle armi che avete costruito, venduto, benedetto dal vostro cinismo.
Costruire la pace in un tempo ferito
Prima di tutto permettetemi di ringraziare il mio carissimo amico Salvatore, che ha avuto la bella idea di organizzare questo incontro. Voglio anche ringraziare voi perché la vostra presenza testimonia la volontà di non rassegnarsi alle logiche della violenza.
PICCOLO TESTAMENTO
(Francesco d’Assisi - Siena, aprile-maggio 1226)
«Scrivi che benedico tutti i miei frati che sono ora nell’Ordine e quelli che vi entreranno fino alla fine del mondo. Siccome non posso parlare a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia, brevemente manifesto ai miei frati la mia volontà in queste tre esortazioni. Cioè: in segno di ricordo della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino tra loro, sempre amino ed osservino la nostra signora la santa povertà, e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa».
Buonasera, siamo terrestri! È piuttosto singolare che questa frase, “siamo terrestri”, che abbiamo appena ascoltato cantata nell’inno [l’inno della Repubblica dei Terrestri fondata in quei giorni, NdR], ci sorprenda. Essere terrestri dovrebbe suonare come un’evidenza. Quello di cui discutiamo questa sera, in questo palazzo un po’ strano, con la tempesta là fuori, il vento, il Vesuvio alle nostre spalle è – riprendendo la domanda di Carla [Carla Benedetti, intervenuta prima di Latour, NdR] – come è possibile che il terrestre ci sorprenda? E, d’altra parte, dire “siamo terrestri” che cosa cambia?