Lettera a Olja - 4 aprile 1937. Solovki – N. 97
Cara Olen',
mi sembra di averti già scritto della Storia dell'Inghilterra di Hume che sto leggendo in una traduzione francese. Il quadro è espressivo e vivo, ma infinitamente pesante. Guerre incessanti, ora esterne, ora intestine, al cui senso e ai cui motivi non si riesce a risalire; non credo, del resto, che questi fossero noti agli stessi protagonisti del Trecento. Ma la loro assurdità non ha affatto impedito a queste guerre di essere estremamente sanguinose: gli uni cercavano di sterminare completamente gli altri, e chi non moriva in battaglia finiva sul patibolo. E siccome trionfava ora un partito, ora l'altro, nel corso, per esempio, della guerra fra la Rosa Bianca e la Rosa Rossa (trent'anni), le classi alte dell'Inghilterra furono totalmente cancellate dalla faccia della terra, senza poi parlare degli innumerevoli contadini. Il fatto che le guerre fossero immotivate lo dimostrano chiaramente i ripetuti passaggi del corpo ufficiali e delle loro truppe da una parte all'altra; quindi, non avevano nessun progetto e nessun previo interesse per l'esito finale del conflitto.
Mi stupisce l'assurdità delle azioni umane che non trovano giustificazione nemmeno nella ricerca dei vantaggi individuali, perché gli uomini agiscono a scapito anche dei propri interessi. Della componente morale non parlo neanche. Dappertutto spergiuro, inganno, uccisioni, servilismo, mancanza di qualsiasi principio. I legami di parentela si buttano da parte, la legge si crea e si abolisce per far piacere alla necessità del momento, e comunque non viene rispettata da nessuno. Se prendi le cronache di Shakespeare, solo parzialmente queste manifestano la verità storica, riducono gli orrori e non li caricano, come si potrebbe pensare al primo sguardo.
La mia conclusione (del resto, ci sono arrivato già da tempo) è questa: nell'uomo c'è una carica di furore, d'ira, di istinti distruttivi, di odio e di rabbia, e questa carica tende a riversarsi sulle persone circostanti, a discapito dei dettami morali, ma anche del vantaggio personale dell'individuo. L'uomo si lascia prendere dal furore per pura brutalità. Le catene di un potere duro lo trattengono fino a un certo punto, ma poi l'uomo si ingegna a fare le stesse cose, eludendo la legge, in una forma più fine. Certamente non sarebbe giusto affermare che tutti sono così. Tuttavia molti, moltissimi lo sono e, col loro attivismo, questi elementi rapaci dell'umanità arrivano a occupare i posti guida della storia, e costringono pure il resto dell'umanità a diventare rapace.
Ecco, cara Olen', che cosa ho notato partendo da un caso particolare: quello dell'Inghilterra del XIV secolo. L'umanità è migliorata da allora? Ne dubito. È diventata più decente esternamente, ha rivestito la violenza di forme meno vistose, cioè quelle che non forniscono trame per tragedie spettacolari, ma la sostanza delle cose non è cambiata.
A proposito della lettura in inglese di cui ti scrivevo, penso che Dickens farebbe al caso, e per cominciare potresti prendere un qualsiasi libro per bambini. Quando si impara una lingua, più che altrove bisogna giocare sulla quantità, soltanto in questo modo si ha un'effettiva padronanza della lingua. Cerca perciò di leggere quanto più possibile e quanto più spesso possibile, quest'ultima cosa è perfino più importante del «quanto più possibile». Quello che innanzitutto ti occorre è acquistare pratica, poi tutto verrà facile. Acquisire pratica non è difficile, è però necessario sforzarsi. Mamma scrive che le lezioni private insieme ad altri ti riescono difficili. Non so quale ne sia la ragione, ma ti dirò che nelle lezioni insieme ad altri l'argomento si assimila particolarmente bene. So per esperienza che molto di quanto ho assimilato saldamente è così proprio perché mi è capitato di dover studiare con gente ottusa e di doverglielo ficcare nella testa. Un bacione, cara Olja.