Il sacerdote senza altare
Palantir, Girard e l'ingegnerizzazione del capro espiatorio
C'è qualcosa di paradossale nel modo in cui Peter Thiel parla di René Girard. Lo cita con ammirazione, lo riconosce come il pensatore che ha cambiato il suo modo di vedere il mondo, lo descrive come un maestro. E tutto questo è vero — nel senso che il rapporto intellettuale è documentato, che la frequentazione a Stanford era reale, che l'influenza nella formazione di Thiel è indiscutibile. Ma ciò che Thiel ha fatto con quella formazione è l'esatto contrario di ciò che Girard si aspettava dalla comprensione del meccanismo da lui descritto.
Girard pensava che capire come funziona il sacrificio significasse smettere di usarlo. Thiel ha dimostrato che questa assunzione è sbagliata — e Palantir è la prova più visibile di questo errore.
Questo articolo non è per chi già conosce Girard. È per chi ha avvertito un disagio di fronte a Palantir — una sensazione vaga che qualcosa in quella tecnologia sia profondamente sbagliato — ma non riesce ancora a dargli una forma argomentativa precisa. Proviamo a costruirla insieme.
I. La struttura del desiderio
Il punto di partenza di Girard è apparentemente semplice ma radicalmente sovversivo: il desiderio umano non è originario. Non nasce dall'interno del soggetto come risposta spontanea a un oggetto. Nasce dall'imitazione — si desidera ciò che un altro desidera, si vuole ciò che un modello indica come desiderabile.
Il desiderio è triangolare: io, il modello, l'oggetto. Non esiste il desiderio puro, diretto, autonomo che la modernità ha celebrato come espressione dell'individualità. Questo ha conseguenze enormi — perché significa che la rivalità non è un incidente nel percorso verso la soddisfazione. È strutturale. Quando due soggetti desiderano lo stesso oggetto per imitazione reciproca, la tensione cresce. E poiché il modello diventa rivale e il rivale diventa modello, la spirale si autoalimenta — fino al punto in cui l'oggetto originario scompare e rimane solo la violenza reciproca.
Le società umane hanno trovato storicamente un meccanismo per scaricare questa tensione accumulata: il capro espiatorio. Una vittima — scelta non per colpa reale ma per la sua posizione marginale, per la sua differenza, per la sua vulnerabilità — su cui viene concentrata e scaricata la violenza che altrimenti imploderebbe nella comunità. Il sacrificio ristabilisce l'ordine, ricrea la coesione, trasforma la violenza interna in violenza esterna.
E — questo è il punto cruciale — la vittima viene poi sacralizzata. Trasformata in fondamento mitico della comunità che l'ha uccisa. Il meccanismo si nasconde sotto il mito: la violenza fondatrice diventa rito, il rito diventa religione, la religione santifica il prossimo sacrificio.
II. Cosa cambia con la modernità
Girard sosteneva che la rivelazione cristiana avesse demistificato questo meccanismo una volta per tutte, mostrando l'innocenza assoluta della vittima. Dopo la croce, il sacrificio non potrebbe più essere compiuto con la coscienza tranquilla dei riti arcaici: la maschera è caduta.
La storia ha smentito questa premessa con una regolarità che non lascia scampo. Ma quello che ci interessa qui non è la critica teologica. È qualcosa di più recente e di più urgente: la modernità ha trasformato il meccanismo in qualcosa di molto più difficile da vedere e da contestare.
Il capro espiatorio arcaico richiedeva un rito — un momento visibile, un atto deliberato, una vittima identificata di fronte alla comunità. Questa visibilità era anche una vulnerabilità: il meccanismo poteva essere smascherato, la vittima poteva essere indicata come innocente, il sacrificio poteva essere contestato.
Il capro espiatorio contemporaneo non ha questa vulnerabilità. Non esiste più una vittima singola su un altare. Esistono categorie — diffuse, anonime, amministrativamente definite — che vengono consumate progressivamente, senza cerimonia, attraverso quella che potremmo chiamare la logistica della violenza invisibile.
I migranti che annegano nel Mediterraneo non vengono sacrificati su un altare. Muoiono in acque internazionali dove nessuno ha responsabilità giuridica definitiva. I poveri strutturali delle periferie globali non vengono eliminati con un atto deliberato. Muoiono di malattie curabili, di fame evitabile. Nessun sacerdote. Nessun altare. Solo la burocrazia, la distanza, la mediazione tecnica che rende invisibile il nesso tra le decisioni di chi ha potere e le morti di chi non ce l'ha.
III. Peter Thiel ha letto Girard
Peter Thiel non ha letto Girard come si legge un romanzo interessante. Lo ha letto come si legge un manuale operativo.
Il legame è documentato. Thiel ha frequentato Girard a Stanford nel periodo in cui stava elaborando le sue idee imprenditoriali e filosofiche, e ha riconosciuto pubblicamente il debito intellettuale in interviste, articoli e discorsi. Nel libro Zero to One — il testo in cui Thiel espone la sua filosofia imprenditoriale — l'impronta girardiana è riconoscibile anche senza che Girard venga sempre nominato: la critica alla concorrenza come forma di rivalità mimetica distruttiva, la valorizzazione del monopolio come uscita dalla spirale imitativa, la lettura del mercato come teatro di desideri triangolari in collisione.
Thiel ha capito Girard meglio di molti accademici. E da quella comprensione ha tratto una conclusione che Girard non avrebbe mai accettato: se il meccanismo sacrificale è una struttura antropologica stabile e inevitabile, è meglio essere dalla parte di chi lo controlla piuttosto che tra chi ne viene consumato.
Questa non è una distorsione o un tradimento della teoria girardiana. È la sua applicazione più logica e più fredda — applicazione che Girard teneva in sospeso con la fede, e che Thiel ha accettato senza quella riserva.
IV. Palantir come macchina sacrificale
Palantir Technologies — fondata da Thiel nel 2003 con finanziamenti iniziali dalla CIA — costruisce sistemi di analisi dei dati venduti a governi, eserciti, forze di polizia e agenzie di immigrazione. Il suo prodotto fondamentale è la capacità di aggregare dati da fonti diverse — sorveglianza, comunicazioni, movimenti, relazioni sociali — e produrre classificazioni: chi è pericoloso, chi deve essere monitorato, chi deve essere fermato.
In termini girardiani: Palantir è una macchina per produrre capri espiatori su scala industriale.
Non decide chi sacrificare. Fornisce agli apparati di potere la capacità tecnica di identificare, classificare e rendere amministrativamente trattabili le categorie sacrificabili. Trasforma il meccanismo arcaico — scegli una vittima, scarica su di lei la violenza accumulata, ristabilisci l'ordine — in un'infrastruttura algoritmica che opera continuamente, silenziosamente, su scala globale.
Ma c'è di più. Il legame con la teoria mimetica va oltre la funzione del capro espiatorio. Girard analizza il desiderio come strutturalmente imitativo e quindi prevedibile: se so chi sono i modelli di una persona, so cosa desidererà; se so la configurazione delle rivalità in un sistema, posso anticiparne le esplosioni. Questo è esattamente il tipo di conoscenza che Palantir costruisce. I suoi sistemi non si limitano a identificare comportamenti già avvenuti — costruiscono modelli di desiderio e rivalità dentro popolazioni intere.
Il targeting militare avanzato — quello usato in zone di conflitto con sistemi di intelligenza artificiale in cui Palantir è fornitore strategico documentato — lavora precisamente su questo piano: non inseguire individui già identificati come nemici, ma produrre la categoria del nemico sacrificabile attraverso l'analisi statistica di comportamenti, prossimità, reti di relazione.
V. L'algoritmo ha sostituito il sacerdote
C'è un elemento che merita attenzione particolare, perché modifica la teoria girardiana in un punto cruciale: nella versione contemporanea del meccanismo, la vittima non viene sacralizzata dopo il sacrificio.
Nell'antropologia arcaica, la vittima veniva prima eliminata e poi trasformata in divinità fondatrice — il mito nascondeva la violenza sotto una veste sacra. Nel meccanismo contemporaneo questo passaggio non è necessario. La vittima può semplicemente scomparire — dissolversi nella categoria anonima degli scarti, degli effetti collaterali, delle perdite civili. Il meccanismo funziona senza la fase della
sacralizzazione perché non ha bisogno di nascondersi: si nasconde da solo nell'invisibilità della scala e nella complessità dei sistemi.
Al posto della sacralizzazione della vittima, si è prodotta però una forma di sacralizzazione del sistema. Palantir viene presentata — e si autopresenta — come ontologicamente neutrale: il sistema non mente, non ha pregiudizi, elabora solo dati. Questa neutralità proclamata è la nuova forma della sacralità.
Il sacro arcaico era intoccabile perché divino. Il sistema algoritmico è intoccabile perché oggettivo. In entrambi i casi, la critica viene resa illegittima per definizione: non si discute con il divino, non si discute con i dati.
Hannah Arendt aveva identificato nella burocratizzazione del male la sua forma più insidiosa: il funzionario che smette di pensare, che esegue senza giudicare, che dissolve la responsabilità nella catena di comando. Il sistema algoritmico è qualcosa di ancora più radicale: non è un burocrate che ha smesso di pensare — è un sistema che non ha mai cominciato. Eichmann poteva, almeno in teoria, essere chiamato alla coscienza. Un algoritmo no.
VI. Il paradosso della lucidità
La domanda più inquietante che questa vicenda pone non riguarda Palantir in sé. Riguarda la comprensione intellettuale come strumento di potere.
Girard aveva costruito la sua teoria con una speranza implicita: che conoscere il meccanismo significasse resistere al meccanismo. Che la lucidità producesse necessariamente un'etica. Thiel ha dimostrato che questa equivalenza non regge.
Si può capire perfettamente come funziona il capro espiatorio e usare quella comprensione per ingegnerizzarlo più efficacemente. Si può essere girardiani rigorosi e costruire Palantir. La comprensione non è, di per sé, protezione. Può diventare strumento.
Questo è il paradosso della lucidità: la teoria che doveva smontare il meccanismo sacrificale ha fornito la mappa con cui costruire la sua versione più efficiente. Il sacerdote di Palantir non porta la croce. La progetta.
VII. Cosa rimane come argine
Se la comprensione intellettuale può essere rovesciata contro i propri intenti, allora cosa rimane come resistenza al meccanismo?
Non un comandamento. Non una rivelazione. Non un'istituzione. Non una teoria — le teorie, come Girard stesso dimostra con la propria storia di ricezione, possono essere usate contro i propri intenti.
Rimane qualcosa di meno sistematizzabile: la capacità ostinata di vedere il volto. Non come concetto filosofico astratto — come atto concreto, ripetuto, individuale. La capacità di non lasciare che la persona davanti a noi — o lontana da noi,
raggiungibile solo attraverso uno schermo o una notizia — diventi categoria, profilo, dato, scarto.
Il filosofo Emmanuel Lévinas aveva costruito tutta la sua etica attorno a questa intuizione: il volto dell'altro come chiamata che precede qualsiasi sistema. Prima dell'algoritmo, prima della classificazione, prima della decisione su chi è pericoloso e chi è sicuro, c'è un essere umano che mi guarda e che chiede di essere riconosciuto.
Palantir lavora esattamente per rendere questo riconoscimento impossibile — sostituendo il volto con il profilo, l'incontro con la classificazione, la presenza con il dato. Non è una conseguenza collaterale del sistema. È la sua funzione fondamentale.
Questa risposta non è proporzionata alla scala del problema. Il gesto individuale del riconoscimento non può smontare strutture tecnologiche che operano su milioni di persone. È una sproporzione che sarebbe disonesto nascondere.
Ma c'è una differenza cruciale tra questa risposta e tutte le altre. La croce ha promesso la fine del sacrificio e non l'ha mantenuta. L'ideologia ha promesso la liberazione definitiva e ha prodotto nuovi altari. La tecnica ha promesso il progresso e ha costruito Palantir. Il volto non promette nulla. Chiede solo di non distogliere lo sguardo. Di rispondere quando l'altro chiama — anche quando il sistema è costruito per rendere quella chiamata inaudibile.
Non è la soluzione. È la condizione di possibilità di qualunque soluzione. Senza la capacità di vedere il volto prima che qualunque sistema lo trasformi in dato, ogni risposta al meccanismo sacrificale diventa essa stessa parte del meccanismo.
Nota
Le informazioni sui contratti e sulle attività operative di Palantir sono di dominio pubblico e derivano da documenti governativi, bilanci aziendali e inchieste giornalistiche. Il rapporto intellettuale tra Peter Thiel e René Girard è documentato in interviste e scritti dello stesso Thiel.
Pasquale e Carlo Palumbo