«Eppure, non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. (…) Ad ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno ha diritto di toglierle.»
(Laudato si’, §205)
Come si può superare l’attuale fase storica in cui prevale la legge del più forte? È una domanda che grava su di noi come un macigno. Le cronache quotidiane sembrano rispondere con sconfortante chiarezza: la forza militare decide le guerre, la potenza economica detta le regole, la propaganda dei dominanti diventa verità ufficiale. La legge del più forte sembra l’unico codice rimasto in vigore. Eppure, se allarghiamo lo sguardo, scopriamo che questa legge, apparentemente insormontabile, porta con sé i segni del proprio fallimento. Possiamo indicare almeno tre percorsi che aiutano a pensare e praticare un superamento: la complessità, la marginalità germinale e la nonviolenza.
- La complessità come limite alla forza
Edgar Morin ci ricorda che viviamo in un mondo complesso, in cui ogni elemento è interconnesso con gli altri. Pensare di governarlo con la sola forza è un’illusione: la potenza militare e finanziaria produce effetti non previsti e non controllabili.
Le guerre generano instabilità che travalica i confini: ondate migratorie, collassi ecologici, crisi economiche a catena. L’egemonia economica produce disuguaglianze che alimentano conflitti sociali e populismi. L’uso spregiudicato delle risorse naturali, in nome della forza produttiva, accelera la crisi climatica che mette a rischio l’intera umanità.
La legge del più forte, dunque, si autodistrugge. Nel mondo complesso, il dominio non regge: l’interdipendenza rende vano ogni tentativo di controllo assoluto. È il primo spiraglio oltre l’apparente insormontabilità. - La marginalità germinale come alternativa
Quando i centri di potere si irrigidiscono, il futuro germoglia ai margini. Lo mostrano i villaggi resilienti che sperimentano energie rinnovabili, le comunità che scelgono forme di economia solidale, i movimenti che praticano convivenza in contesti di conflitto.
Queste esperienze non sfidano frontalmente la legge del più forte: la aggirano, la svuotano, aprono spazi dove la forza bruta non ha presa. Sono i nuclei di accrescimento di una società policentrica, diffusa come un rizoma. Qui il potere non è concentrato in un unico centro, ma distribuito in molteplici esperienze interconnesse.
È la logica delle Utopie Concrete di Alexander Langer: piccoli semi che, messi insieme, disegnano la trama di un futuro diverso. Non è un’alternativa spettacolare, ma silenziosa e tenace: la forza di chi costruisce, invece che distruggere. - La nonviolenza come forza altra
C’è infine la dimensione spirituale e politica della nonviolenza. Tolstoj, Gandhi, Capitini, Langer e oggi papa Francesco ci ricordano che esiste una forza capace di resistere senza distruggere. È la forza di chi dice “no” senza odio, di chi oppone il rifiuto mite alla violenza arrogante.
La legge del più forte si fonda sulla paura. La nonviolenza spezza questa logica perché non risponde nello stesso linguaggio. È un’altra grammatica del vivere insieme, che non cerca la vittoria sull’avversario ma la trasformazione reciproca. Non è debolezza, ma potenza creativa.
Gandhi lo chiamava satyagraha, forza della verità. Capitini parlava di compresenza, Langer di utopie concrete. Tutti convergevano sull’idea che la nonviolenza non sia evasione, ma rivoluzione lenta, ostinata, capace di scardinare la legge del più forte proprio perché non la riconosce come unica possibile.
La legge del più forte appare insormontabile solo se la assumiamo come destino inevitabile. Ma la storia ci insegna che le leggi apparenti possono essere rovesciate: lo furono la schiavitù, l’apartheid, il colonialismo. Lo può essere anche il primato della forza. Perché questo accada, occorre coltivare una triplice consapevolezza:
• che la complessità rende fragile ogni dominio;
• che la marginalità può diventare germinale;
• che la nonviolenza è una forza diversa, ma reale.
Superare l’epoca della legge del più forte non significa attendere un evento miracoloso, ma riconoscere e alimentare i processi già in corso, spesso invisibili, che indicano un’altra via. È un compito arduo, forse infinito. Ma è l’unico che possa restituire dignità all’umano e futuro al pianeta.
Pasquale Palumbo
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