Il 12 e il 13 settembre, a Riposto, l'Associazione La Chitarra Fiorita ha patrocinato due eventi diversi e complementari. Il primo ha parlato di pace in modo diretto, con un incontro pubblico intitolato "Costruire la pace in un tempo ferito".
Il secondo lo ha fatto in maniera indiretta ma non meno incisiva, attraverso la musica e la memoria di una giovane musicoterapista, mostrando che anche la cura delle fragilità è un cammino di pace.
12 settembre. Costruire la pace in un tempo ferito
La serata del 12 settembre è stata dedicata ad una conversazione con don Tonio Dell’Olio sul tema: “Costruire la pace in un tempo ferito”. Un titolo che descrive bene la fatica del nostro tempo: guerre che insanguinano il pianeta, conflitti irrisolti, disuguaglianze crescenti e una ferita ecologica che mette a rischio la vita delle future generazioni.
Grazie all’invito del presidente dell’associazione, Salvatore Santoro, lo scrivente, in rappresentanza del Laboratorio dei costruttori di pace, è intervenuto per sottolineare la connessione tra guerre e sfruttamento delle materie prime. Il Manifesto del Laboratorio inizia con una frase impegnativa: non ci sarà pace tra gli uomini finché gli uomini non faranno pace con la natura. Non è un semplice appello ecologista, ma la sintesi di decenni di dati che mostrano come l’accaparramento di risorse per sostenere una crescita senza limiti abbia aggravato le crisi ambientali.
Un segnale eloquente è l’Overshoot Day, il giorno in cui l’umanità consuma tutte le risorse che la Terra rigenera in un anno. Oggi cade a metà anno: in sei mesi esauriamo ciò che dovrebbe bastare per dodici. Le responsabilità, però, non sono distribuite in modo equo. I Paesi più industrializzati consumano molto di più, mentre quelli meno sviluppati – spesso ricchi di materie prime – restano impoveriti due volte: prima perché spogliati delle loro risorse, poi perché costretti a indebitarsi verso chi già consuma oltre misura.
Qui sta il cuore del debito ecologico: chi ha meno colpe paga il prezzo più alto.
Alexander Langer lo aveva intuito con chiarezza. Nel 1994, ad Assisi, invitava a riformulare l’imperativo kantiano in chiave ecologica: “Comportatevi in modo tale che i criteri che ispirano le vostre azioni possano valere per cinque miliardi di persone.” Una regola semplice e rivoluzionaria. Papa Francesco, nella Laudato si’, lo ribadisce al n. 57: “È prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni.” La pace, dunque, non può prescindere dalla giustizia ecologica. Per questo il nostro blog ha scelto come bussola quattro verbi:
- Osservare la realtà senza veli né autoinganni.
- Comprendere con rigore e spirito critico.
- Denunciare ciò che viene occultato
- Proporre alternative concrete che trasformino la consapevolezza in speranza.
13 settembre. La musica come ponte di empatia
Il giorno seguente si è parlato di pace in un linguaggio diverso, più intimo ma non meno incisivo. L’Associazione La Chitarra Fiorita, nata per ricordare Graziella Laura Santoro, musicoterapista di talento prematuramente scomparsa, ha celebrato la terza edizione del Premio Nazionale di Musicoterapia a lei dedicato. Il premio è stato assegnato a Yasmine Zekri, autrice di una tesi che documenta il lavoro in una RSA lombarda con malati di Alzheimer. La sua ricerca ha mostrato come, anche quando le parole sfuggono, il corpo continua a pensare, e la musica diventa il canale privilegiato per rendere visibile questa verità.
Un canto intonato insieme, una mano che batte il ritmo, un respiro che si accorda con quello di chi siede accanto: piccoli gesti che riaccendono la presenza e riportano la persona nel flusso della relazione. La musica diventa una impalcatura invisibile che sostiene la memoria e la dignità. È un linguaggio universale, capace di creare comunione là dove sembrava esserci solo isolamento. In questa prospettiva, la musicoterapia è molto più di una tecnica riabilitativa: è una forma di pace vissuta quotidianamente, perché prende sul serio la fragilità dell’altro e la trasforma in occasione di incontro. La cura stessa diventa un atto di pace, un ponte di empatia che unisce chi è malato e chi lo accompagna.
A guardare insieme i due eventi, il messaggio che ne emerge è limpido. La pace non è un concetto astratto: è fatta di scelte quotidiane e di gesti concreti. È la lotta contro le ingiustizie globali, ma è anche l’attenzione a chi, nella sua fragilità, rischia di essere dimenticato. È il coraggio di denunciare il saccheggio delle risorse e, nello stesso tempo, la dolcezza di un canto che restituisce dignità a una persona smarrita nell’Alzheimer. Riposto, in due giorni, ha offerto un piccolo ma luminoso esempio di come si possa parlare di pace in modi diversi e complementari: con il linguaggio della denuncia e della proposta politica, e con quello dell’empatia e della cura. Due linguaggi che, se intrecciati, mostrano la strada per un futuro più umano.
Pasquale Palumbo