Dobbiamo nuovamente ricordare che la libertà di pensiero, sancita dagli articoli 21 e 33 della Costituzione, non può mai essere condizionata dal giudizio sulle opinioni altrui.
L’episodio accaduto all’Università Ca’ Foscari di Venezia suscita grande amarezza e indignazione.
Durante un incontro pubblico, un gruppo di studenti ha impedito all’ex deputato Emanuele Fiano di parlare, gridandogli insulti e mimando il gesto della pistola. Fiano è figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz e voce instancabile della memoria della Shoah.
«Mi hanno trattato come mio padre nel 1938», ha detto, evocando un dolore che travalica la vicenda personale e colpisce al cuore l’intera comunità civile.
Impedire l’espressione del pensiero è un atto di prevaricazione che ha un carattere violento.
Zittire qualcuno significa sostituire il confronto con la sopraffazione, la ragione con l’arbitrio. È un gesto che nega il principio stesso della convivenza civile e tradisce la missione educativa dell’università, luogo che dovrebbe custodire la parola, il dissenso e l’ascolto.
Chi vuole di difendere una causa giusta come quella del popolo palestinese non può farlo negando la parola. La libertà, come la pace, o è o non è. Solo dal rispetto delle differenze nasce una società capace di pensare. Solo dal dialogo, non dall’intimidazione, germoglia la pace.
Pasquale e Carlo Palumbo
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