Costruire la pace in un tempo ferito
Prima di tutto permettetemi di ringraziare il mio carissimo amico Salvatore, che ha avuto la bella idea di organizzare questo incontro. Voglio anche ringraziare voi perché la vostra presenza testimonia la volontà di non rassegnarsi alle logiche della violenza.
Il manifesto del blog Laboratorio dei costruttori di pace inizia con questa frase:
Non ci sarà pace tra gli uomini finché gli uomini non faranno pace con la natura.
In cosa consiste la guerra degli uomini contro la natura? Una parte dell’umanità tratta la natura come un deposito da svuotare, ne estrae risorse per trasformarle in beni di consumo e sostiene stili di vita eccessivamente dispendiosi. Le conseguenze di questa forsennata corsa all’accaparramento di risorse sono note da tempo.
Già nel 1972, lo studio commissionato dal Club di Roma al MIT, I limiti dello sviluppo, mostrava con chiarezza un fatto elementare: non può esistere compatibilità tra una crescita illimitata, che consuma risorse a ritmi esponenziali, e un pianeta dalle dimensioni finite.
Non molti anni dopo, nel 1987, una commissione sui problemi ambientali promossa dalle Nazioni Unite pubblicò un rapporto destinato a diventare famoso: il Rapporto Brundtland. In quel documento si riconoscevano i fallimenti del modello di sviluppo seguito fino ad allora e, per la prima volta, si parlava di sviluppo sostenibile. Pochi anni più tardi, nel 1992, alla Conferenza di Rio de Janeiro, i governi del mondo discussero apertamente la gravità della crisi ambientale e climatica. Da quella conferenza emerse una proposta fondamentale: il principio secondo cui chi inquina paga. Non un principio generico, ma differenziato: chi inquina di più deve assumersi una responsabilità maggiore.
Da allora, ogni anno si tengono le Conferenze delle Parti sull’ambiente, le cosiddette COP. Sono incontri internazionali che dovrebbero tracciare la strada per attenuare la crisi ambientale, una crisi che si manifesta con l’aumento costante della temperatura del pianeta: il riscaldamento globale. Eppure, nonostante i buoni propositi e i documenti firmati, complessivamente i nostri rapporti con la natura sono sensibilmente peggiorati.
C’è un indice molto importante che ci aiuta a capire, in termini quantitativi, la distribuzione delle responsabilità nella crisi climatica: l’Overshoot Day.
È il giorno dell’anno in cui la quantità di risorse naturali consumate dall’umanità eguaglia l’intera capacità rigenerativa del pianeta. Da quel giorno in avanti viviamo “a debito” con la Terra. Oggi questo limite cade intorno alla metà dell’anno. In sei mesi consumiamo tutte le risorse che la natura rigenera in dodici. Ma non è uguale per tutti: i Paesi più industrializzati anticipano di molto questa data, mentre quelli meno sviluppati hanno un impatto più contenuto. La responsabilità, dunque, non è equamente distribuita.
E non è tutto. I Paesi che consumano meno sono spesso quelli che possiedono più risorse.
Le materie prime vengono estratte da queste regioni, che poco contribuiscono alla crisi climatica, e trasferite altrove, dove alimentano ricchezze e consumi. Così nascono vere e proprie economie estrattive: sistemi che impoveriscono chi ha più risorse, senza restituire nulla. Pensiamo al Sudan, ricco di petrolio e oro, ma teatro di lotte feroci e di cinici interessi esterni. Un esempio lampante di come la ricchezza naturale possa trasformarsi in doppia sottrazione: la prima, quando le risorse vengono estratte; la seconda, quando chi ne è privato è costretto a indebitarsi verso chi già consuma oltre misura.
Il risultato è uno squilibrio profondo: chi ha meno responsabilità nella crisi rimane impoverito due volte. In questo senso possiamo parlare di debito ecologico: un debito che i Paesi ricchi hanno accumulato nei confronti dei Paesi poveri. La realtà, però, è capovolta: sono i Paesi poveri a dover pagare un debito economico-finanziario che li soffoca, impedendo loro qualsiasi reale possibilità di sviluppo.
Ed ecco allora che entra in gioco il ruolo dei costruttori di pace. Il loro compito è diffondere consapevolezza. Questo significa innanzitutto osservare attentamente e con sguardo critico ciò che accade, senza distrarsi né voltarsi dall’altra parte. Dall’osservazione si passa alla comprensione, attraverso uno studio accurato dei fenomeni. Dalla comprensione alla denuncia, per smascherare i misfatti. E infine, dalla denuncia alla proposta, perché senza alternative concrete la denuncia rischia di restare sterile.
Osservare, comprendere, denunciare, proporre: questa è la bussola dei costruttori di pace. Ma quali possono essere le proposte? Qui ci viene in aiuto una ricca letteratura. Vorrei leggervi un passo di un discorso che Alexander Langer pronunciò nel 1994 alla Cittadella di Assisi.
«Quando quasi duecento anni fa Kant si preoccupava che tipo di messaggio morale trovare per tutti, credenti o non credenti, cioè che tipo di regola dare o formulare perché fosse valida per tutti, fosse indiscutibile, ha trovato alla fine questa regola: “cerca di comportarti in modo tale che i criteri che ispirano la tua azione possano essere gli stessi criteri che ispirano chiunque altro.” Se noi guardiamo oggi la situazione del mondo, un mondo popolato da più di 5 miliardi di persone, dovremmo per lo meno dire che i criteri che ispirano il nostro agire siano moltiplicabili per 5 miliardi; cioè: cercate di sporcare quanto 5 miliardi di persone potrebbero permettersi di sporcare; cercate di consumare energia quanto 5 miliardi di persone possono consumare; cercate di deforestare quanto 5 miliardi di persone possono permettersi di deforestare.»
È infine evidente che l’estrazione sfrenata delle risorse dall’ambiente non può che generare gravi criticità quando queste stesse risorse cominciano a scarseggiare. Papa Francesco, nella Laudato sì, ci mette in guardia rispetto a questi rischi con parole forti ed incisive. Al punto 57 scrive:
«È prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni. La guerra causa sempre gravi danni all’ambiente e alla ricchezza culturale dei popoli, e i rischi diventano enormi quando si pensa alle armi nucleari e a quelle biologiche. Infatti «nonostante che accordi internazionali proibiscano la guerra chimica, batteriologica e biologica, sta di fatto che nei laboratori continua la ricerca per lo sviluppo di nuove armi offensive, capaci di alterare gli equilibri naturali». Si richiede dalla politica una maggiore attenzione per prevenire e risolvere le cause che possono dare origine a nuovi conflitti. Ma il potere collegato con la finanza è quello che più resiste a tale sforzo, e i disegni politici spesso non hanno ampiezza di vedute. Perché si vuole mantenere oggi un potere che sarà ricordato per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario farlo?»
Mi avvio alla conclusione dicendo che anche il nostro blog, nel suo piccolo, si ispira a questi principi. Cerchiamo di diffondere quella consapevolezza di cui abbiamo parlato, perché siamo convinti che la pace si costruisca giorno per giorno: con l’attenzione reciproca, con la cura della terra e con la premura gli uni verso gli altri.
Grazie di cuore
I nostri rapporti con la natura sono "sensibilmente" peggiorati.
Scheda di supporto
1. Consumo di risorse
· Earth Overshoot Day (Global Footprint Network):
o 1971: cadeva il 24 dicembre.
o 2024: il 1° agosto.
o Risultato: in 50 anni abbiamo anticipato di quasi 5 mesi il giorno in cui viviamo “a debito” con il pianeta.
2. Biodiversità
· Indice del Pianeta Vivente (WWF, 2022):
o Le popolazioni di vertebrati selvatici (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci) sono diminuite in media del 69% dal 1970.
o Cause principali: perdita di habitat, caccia eccessiva, inquinamento, cambiamenti climatici.
3. Clima
· Temperature globali (IPCC, AR6, 2023):
o La temperatura media della superficie terrestre è oggi di circa +1,1 °C rispetto all’era preindustriale.
o Il decennio 2011–2020 è stato il più caldo mai registrato.
o 2023 è stato l’anno più caldo in assoluto dall’inizio delle rilevazioni.
4. Emissioni di gas serra
· Global Carbon Project (2023):
o Le emissioni globali di CO₂ da combustibili fossili hanno raggiunto un nuovo massimo di 36,8 miliardi di tonnellate.
o Crescita continua nonostante gli accordi internazionali (Rio, Kyoto, Parigi, COP).
5. Foreste
· FAO, State of the World’s Forests 2022:
o Ogni anno perdiamo circa 10 milioni di ettari di foresta (più o meno l’intera superficie dell’Islanda).
o Le foreste tropicali sono le più colpite, con effetti devastanti su biodiversità e stoccaggio di carbonio.
6. Acqua
· ONU, World Water Development Report 2023:
o Circa 2 miliardi di persone non hanno accesso a un’acqua potabile sicura.
o Il 20% delle falde acquifere mondiali è sfruttato oltre i limiti di ricarica naturale.
Pasquale Palumbo