Spesso pensiamo alla pace come a qualcosa che si firma solo nei palazzi del potere. Ma c'è una pace diversa, concreta e urgente, che si costruisce ogni giorno anche nelle corsie degli ospedali, specialmente quando il mondo fuori sembra andare al contrario. L'analisi di alcuni articoli pubblicati nella prestigiosa rivista medica statunitense The New England Journal of Medicine (NEJM) tra il 2025 e il 2026, insieme ad altri interventi pubblicati nella letteratura scientifica internazionale sul tema del Medical Peace Work (medicina per la pace), ci porta dritti al cuore di questo problema svelandoci una realtà che non possiamo/dobbiamo ignorare.
Nel maggio 2025, i dottori Alice Chen e Vivek Murthy pubblicano una serie di dati che appaiono come un monito: in USA, i recenti tagli federali per 880 miliardi di dollari contribuiscono a minare il sistema di salute pubblica americano. Il dato numerico si traduce praticamente nella decapitazione dei programmi per l'HIV, la sicurezza alimentare e quelli inerenti i programmi di risposta sanitaria ai disastri (p.e. pandemie). Il messaggio finale dato dall’articolo è chiaro: "Il silenzio dei medici, in queste situazioni, rappresenta un ulteriore pericolo per la salute dei cittadini/pazienti”.
Pochi mesi dopo la pubblicazione di questo articolo, viene pubblicata sulla stessa rivista una dichiarazione/manifesto firmata dal Dr. Bernard Trappey e dal gruppo Minnesota Physician Voices (la Voce dei medici del Minnesota) che descrive in Minnesota una realtà da zona di guerra.
A causa della massiccia presenza di agenti federali dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement), gli ospedali, da luoghi di cura, si sono trasformati in trappole. La paura della deportazione ha generato una catastrofe clinica silenziosa ma devastante. I dettagli documentati dai medici sono agghiaccianti:
• Pazienti arrivati al pronto soccorso in condizioni disperate, con infezioni in stadio avanzato perché hanno atteso troppo a lungo a casa, terrorizzati dall'idea di uscire e incontrare una pattuglia.
• Casi di donne incinte trascinate nella neve dagli agenti federali. Altre che arrivano al parto senza aver mai effettuato un'ecografia per paura di essere schedate, o partoriscono in solitudine perché i mariti sono scomparsi, probabilmente detenuti.
• Nei reparti di terapia intensiva neonatale, le culle dei neonati critici restano senza il conforto dei genitori, che non osano varcare la soglia dell'ospedale per paura di essere internati.
In questo scenario, il conflitto ha assunto anche una connotazione fisica. I documenti riportano episodi che segnano il confine definitivo tra barbarie e umanità. Tra questi , il caso dell’agonia di Renee Nicole Good freddata da più colpi di pistola da un agente dell’ICE. Un medico identificatosi chiaramente come tale ha supplicato un agente armato di lasciarlo passare per soccorrere questa donna nei suoi ultimi istanti di vita, chiedendo solo di poterle controllare il polso. La risposta dell'agente è stata gelida: "I don't care" ("Non mi importa").
È stata questa frase a far scattare la rivolta morale. Le società Medico-Scientifiche e decine e decine di medici dello stato del Minnesota hanno risposto pubblicando il manifesto "We Do Care" ("A noi importa").
Il dovere della testimonianza
Di fronte ad una crisi di valori di questa portata, il primo dovere del medico è quello di testimoniare. Rifacendosi al principio di Rudolf Virchow, padre della patologia moderna, i medici si devono riscoprire come “naturali difensori dei deboli”. Questa funzione non è politica, ma sostanzialmente clinica. Quando la propaganda cerca di nascondere la sofferenza, il medico deve usare i dati clinici come arma di verità. Documentare che la paura politica sta causando morti prevenibili – come le sepsi non trattate o i parti a rischio non monitorati – è un atto di advocacy (difesa civica) necessario per proteggere la salute delle categorie “fragili e la stessa comunità dalla disinformazione.
La Disobbedienza Civile Sanitaria
I medici del Minnesota si sono trovati schiacciati nel dilemma della "doppia lealtà": obbedire alle leggi dello Stato (che impongono restrizioni e controlli) o all’obbligo etico di cura nei confronti del paziente. Hanno scelto il paziente, attuando una vera e propria disobbedienza civile sanitaria. Non potendo più curare in sicurezza negli ospedali militarizzati, hanno trasformato la solidarietà in una macchina logistica clandestina:
• Medici che escono di notte per effettuare visite domiciliari segrete raggiungendo chi non può uscire.
• Creazione di reti parallele per la distribuzione di cibo, farmaci salvavita ed altri generi sanitari direttamente nelle case "blindate" dalla paura.
• Dimissioni dagli ospedali con scorte extra di farmaci, nel caso un paziente riesca a farsi visitare in ospedale, nell'incertezza che possa ritornare.
Questo approccio incarna i principi propagandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità della Health as a Bridge for Peace (la Difesa della Salute come Ponte per la Pace). Il presupposto alla base di questi principi è che , mantenendo un canale di umanità aperto (curando "l'altro", il "nemico", l'"illegale"), l’azione del medico serve a preservare il tessuto morale della società che permetterà alla società stessa di ricostruirsi/riconciliarsi una volta superato il periodo di crisi.
Il Potere della Unità della Comunità Medica
In questa congiuntura, la repressione colpisce duramente anche i medici. In un clima dominato dall’odio raziale , dove il colore della pelle conta più dei titoli accademici, anche i medici appartenenti a minoranze rischiano in prima persona. In un clima di paura l'unità della comunità medica diventa uno scudo di protezione. Se un singolo medico può essere silenziato, una comunità intera di sanitari non può essere ignorata. Tanto che in Minnesota , i medici uniti, hanno iniziato ad organizzare scorte per i colleghi vulnerabili a fine turno di lavoro proteggendoli fisicamente per il raggiungimento delle loro automobili.
La storia insegna che queste forme di azione organizzata della classe medica funzionano. Sempre in USA, durante la Freedom Summer del 1964, la presenza organizzata dei medici fornì cure essenziali agli attivisti per i diritti civili. Nello stesso modo, durante la Guerra Fredda, i medici raccolti nel gruppo Physicians for Social Responsibility giocarono un ruolo chiave nel cambiare l'opinione pubblica sui trattati nucleari.
Conclusioni
In questo triste panorama, la essenza del ruolo del medico nel XXI secolo è cristallizzata in quello scarno scambio di battute avvenuto nelle strade del Minnesota. Quel gelido "I don't care" ("Non mi importa") pronunciato dall'agente federale non rappresenta solo un secco rifiuto ma la dichiarazione di un sistema che ha scelto di cancellare l'umanità in nome di una mal definita sicurezza.
È in questo vuoto morale che la medicina può trovare una potente e rivoluzionaria affermazione. La risposta collettiva dei medici del Minnesota, "We Do Care" ("A noi importa"), non rappresenta solo un semplice slogan emotivo ma la fondazione pratica di una nuova disciplina operativa fondata sul rifiuto di ignorare la sofferenza conseguente all’attuazione di leggi ingiuste.
La lezione del Minnesota traccia una rotta obbligata. Se le nostre società continueranno a frammentarsi sotto la spinta di paure e nazionalismi, gli ospedali non potranno più limitarsi a essere luoghi di cura tecnica: dovranno evolversi in "Zone di Pace" attive. Per questa ragione, la prossima generazione di medici dovrà essere addestrata non solo all'eccellenza clinica, ma anche alla, eventuale, "disobbedienza civile sanitaria". La sfida finale è quella di mantenere viva l'umanità — tenendo quella mano, controllando quel polso — proprio nel momento in cui l'autorità ordina di voltarsi dall'altra parte. Perché in un mondo che grida "non mi importa", il semplice, ostinato e rivoluzionario atto di aver cura rimane l'arma di pace più potente a nostra disposizione.
Giampaolo Bucaneve (Medico)
Riferimenti Bibliografici
Il Ruolo del Medico in tempo di crisi
1) Trappey BE, et al. "We Do Care." N Engl J Med. Jan 29 2026; Correspondence.
2) Chen AT, Murthy VH. "The Power of Physicians in Dangerous Times." N Engl J Med. 2025; 392:1873-1875.
3) Nair, P. Dual Loyalty and Human Rights in Health Professional Practice: Proposed Guidelines and Institutional Mechanisms (Review). Human Rights Quarterly, 26(3), 781-794. Johns Hopkins University Press 2004.
Health as bridge for peace (La difesa della salute ponte per la pace)
4) de Quadros CA et al. Health as a bridge for peace: PAHO's experience. Pan American Health Organization. Lancet. 2002 Dec;360 Suppl:s25-6.
5) Al Mandhari A, Ghaffar A, Etienne CF. "Health is a bridge for peace: let us make use of it." BMJ Glob Health. 2022; 7(Suppl 8): e010577.
6) MacQueen G, Santa-Barbara J. "Peace building through health initiatives." BMJ (British Medical Journal). 2000; 321(7256): 293-296.
7) World Health Organization. "Health as a Bridge for Peace (HBP) policy framework." https://www.who.int/initiatives/who-health-and-peace-initiative
8) Geiger HJ. The 50th anniversary of freedom summer 1964. Am J Public Health. 2014 Nov;104(11):2069.
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