Credo che il mio amore per il mare non abbia nulla di sentimentale o decorativo. È piuttosto il riconoscimento di un fatto semplice, che oggi non possiamo più ignorare: questa perla azzurra che chiamiamo Terra è l’unico luogo che conosciamo capace di ospitare la vita. Prendersene cura non è un gesto romantico, ma un atto di responsabilità e di lucidità, maturato nel tempo, anche attraverso gli errori che abbiamo imparato a riconoscere.
Forse per questo mi ha sempre colpito, anche in una lettura laica, l’immagine del bue e dell’asinello nella natività. Due presenze umilissime, senza parola e senza potere, che svolgono una funzione decisiva: con il loro respiro rendono abitabile uno spazio fragile. Non salvano il mondo, ma permettono alla vita di trovare posto. Mi piace pensare che il nostro rapporto con la Terra assomigli a questo, soprattutto oggi. Non come padroni né redentori, ma come presenze tra le altre, finalmente consapevoli dei limiti superati e dei danni arrecati. Chiamati a non eccedere, a non spezzare gli equilibri che rendono possibile l’abitare. Fare la nostra parte, spesso minima e silenziosa. Abitare senza dominare.
Riconoscere che la Terra non ci appartiene, ma ci ospita.
Pasquale Palumbo
foto di Walter Chavez da Unsplash