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Piccolo è bello

Negli anni Settanta l’economista E.F. Schumacher coniò la celebre espressione “Small is beautiful”, un manifesto di sobrietà e di umanità nel cuore di un’epoca dominata dall’idea di crescita illimitata.

Il piccolo, diceva Schumacher, non è un limite ma un valore: scala umana, tecnologie appropriate, prossimità tra chi produce e chi consuma, radicamento nei territori. Quella intuizione, a distanza di cinquant’anni, resta più attuale che mai.

Oggi potremmo aggiungere un aggettivo: rizomatico. Gilles Deleuze e Félix Guattari lo usarono per descrivere un modo di crescere senza gerarchie, senza un centro dominante, per legami orizzontali e diffusi, come fa un rizoma sotterraneo. Applicato alla società, significa una rete di iniziative che germogliano ovunque, connettendosi tra loro senza bisogno di un’unica regia.

Queste due immagini, “piccolo” e “rizomatico”, parlano direttamente al nostro tempo. Perché mentre il potere centrale – governi, grandi imprese, finanza internazionale – procede lungo binari obbligati, investendo in grandi infrastrutture, corridoi energetici e retoriche di sviluppo condiviso, nelle periferie nascono esperienze diverse: microcredito, banca etica, agricoltura rigenerativa, reti educative e sanitarie comunitarie. Piccole pratiche, spesso invisibili, ma capaci di incrinare la logica dominante.

Il Piano Mattei, per esempio, promette di “crescere insieme” con l’Africa. Sulla carta, le direttrici – istruzione, sanità, acqua, agricoltura, energia, infrastrutture – coincidono con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Nella sostanza, però, la regia resta italiana ed europea, con il peso determinante dei grandi attori industriali dell’energia. È un modello che dichiara partenariato, ma resta centrato sul business. La conversione ecologica, più che un’ispirazione, appare come un ornamento retorico.
Eppure, proprio nelle periferie – africane ed europee – maturano i semi di un’altra possibilità. L’esperienza del microcredito di Yunus dimostra che un prestito di poche decine di dollari può cambiare la vita di una donna e della sua famiglia. La Banca Etica testimonia che è possibile una finanza trasparente e responsabile, capace di finanziare cooperative sociali, progetti culturali, pratiche ecologiche. Sono esempi concreti di ciò che Alexander Langer chiamava utopie concrete: germogli già presenti, che aprono varchi di futuro senza aspettare un cambiamento calato dall’alto.

Il piccolo non è isolato, e non è debole. Diventa forte se si fa rete: se diventa rizoma. Le comunità locali, le ONG, i movimenti ecologici, i gruppi di economia solidale non hanno bisogno di imitare la scala dei grandi attori globali. La loro forza è nell’intreccio, nella capacità di costruire un tessuto diffuso che resiste alle monoculture e ai monopoli, che ricuce laddove il potere centrale lacera. La sfida è allora culturale e politica: riconoscere che la conversione ecologica non si farà con nuovi corridoi energetici o con la promessa di una crescita condivisa, ma con la diffusione di pratiche piccole e rizomatiche che restituiscano dignità, autonomia e resilienza ai territori.

Forse il futuro non si giocherà nelle grandi conferenze o nei palazzi del potere, ma nella trama silenziosa delle periferie. Perché piccolo è bello, e se diventa rizomatico, può davvero trasformare il mondo.

Pasquale Palumbo

 

Foto articolo di Shu Qian su Unsplash

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