La Biennale deve restare un luogo libero
L’arte non può diventare uno strumento di esclusione politica: dove si crea cultura devono restare aperti il dialogo, il confronto e la libertà.
Il dibattito nato attorno alla possibile partecipazione della Federazione Russa alla prossima Biennale ha riportato al centro una questione che riguarda non solo questa manifestazione, ma il significato stesso della cultura nelle società libere: l’arte deve seguire la politica o deve restare uno spazio autonomo di libertà?
La risposta dovrebbe essere semplice. La Biennale di Venezia non è uno strumento della politica né della contesa geopolitica. È una istituzione culturale autonoma che, per statuto e per tradizione, decide liberamente le proprie scelte artistiche. In una democrazia il governo deve rispettare questa autonomia e astenersi da ogni pressione. La libertà della cultura non è un dettaglio: è una condizione della libertà della società.
I luoghi dell’arte non possono diventare nuove trincee del conflitto politico. Devono restare spazi di incontro e di ascolto, dove le culture possono parlarsi anche quando i governi si contrappongono. L’arte, per sua natura, attraversa le frontiere e sfugge alla logica dei blocchi.
Chi crede nella pace non teme il dialogo. La censura non avvicina i popoli: li allontana. Chiudere le porte dell’arte significa restringere gli spazi della comprensione reciproca e rendere più difficile quella convivenza pacifica che tutti diciamo di voler costruire.
Difendere l’autonomia della Biennale significa, quindi, difendere qualcosa di più grande: l’idea che la cultura sia uno spazio libero, aperto a tutte le voci, in cui il confronto avviene senza censure. Per questo, quando la politica costruisce muri, la cultura deve avere il coraggio di opporsi.
Carlo Palumbo
foto da Google Immagini