Premessa
La sezione Azione Ecologica del Laboratorio dei Costruttori di Pace nasce dalla esigenza profondamente avvertita di interrogare il pacifismo a partire dal disordine mondiale che caratterizza il nostro tempo, evitando sia l’astrazione sia la riduzione a dichiarazione di principio. La domanda che ne rappresenta la prospettiva è la seguente: è possibile pensare un ordine diverso, più giusto, più stabile, più abitabile, senza ricorrere alla forza come criterio regolativo?
Il riferimento ai principi che hanno ispirato l’Occidente nel suo momento migliore non ha carattere nostalgico, ma critico: il primato del diritto sulla forza, la dignità della persona, la responsabilità verso il futuro, il riconoscimento dei limiti del potere. Principi oggi largamente disattesi, ma non per questo esauriti.
In questo contesto, il recente intervento di Mark Carney al Forum di Davos ha rappresentato uno stimolo significativo. Il suo richiamo alla fragilità sistemica dell’ordine economico globale e alla necessità di rimettere al centro beni comuni e responsabilità di lungo periodo non fornisce soluzioni immediate, ma segnala una frattura nel linguaggio dominante e nell’autonarrazione dell’ordine esistente. Difendere l’abitabilità dei territori, delle società e delle istituzioni è già un atto di pace. Riflettere su come farlo in modo nonviolento, responsabile e condiviso è il compito che questa sezione assume, con l’intento comune di rendere la Terra più abitabile e la convivenza più giusta.
AZIONE ECOLOGICA
Manifesto
Viviamo un tempo in cui crisi ecologica, moltiplicazione dei conflitti, erosione delle istituzioni e aumento delle disuguaglianze non sono fenomeni separati: sono espressioni di una stessa frattura nel modo in cui abitiamo la Terra.
Azione Ecologica nasce dalla convinzione che difendere l’abitabilità del mondo non sia un tema tra altri, ma il criterio decisivo per ogni scelta politica, sociale ed etica. Quando l’abitabilità viene compromessa, la convivenza si spezza. Quando la convivenza si spezza, la guerra diventa possibile. Per questo, difendere l’abitabilità è già un atto di pace.
Per noi, l’ecologia non è la gestione tecnica delle risorse né la semplice tutela della natura. È il riconoscimento dell’interdipendenza che lega gli esseri umani tra loro e con l’insieme dei viventi. È la consapevolezza che acqua, suoli fertili, ecosistemi funzionanti e stabilità climatica sono condizioni materiali della libertà, non variabili secondarie.
Azione Ecologica si ispira alla nonviolenza come metodo di azione. Non solo come rifiuto della violenza fisica, ma come scelta di fondo: agire senza distruggere, trasformare senza dominare, resistere senza riprodurre la logica della sopraffazione.
Non separiamo l’ecologia dalla pace, né la pace dalla giustizia.
Non separiamo la libertà dalla responsabilità, né l’azione dal limite.
Riteniamo che il limite non sia una rinuncia, ma una forma di intelligenza: la condizione che rende possibile la durata, la coesistenza, il futuro.
Azione Ecologica non è un partito, non è un movimento gerarchico, non è un soggetto che pretende rappresentanza. È uno spazio aperto a contributi, riflessioni e discussioni che assume l’abitabilità come criterio guida. Qui nessuno delega. Qui ciascuno interviene secondo coscienza e responsabilità. Valutiamo ogni contributo per la sua capacità di:
• aumentare l’abitabilità dei territori;
• ridurre la violenza diretta e strutturale;
• ampliare la potentia agendi individuale e collettiva;
• generare relazioni invece di dipendenze;
• custodire il limite come forma di intelligenza condivisa.
Azione Ecologica è pratica quotidiana, parziale, imperfetta, ma necessaria. Non promette soluzioni totali. Non offre scorciatoie. Propone un orientamento e un contributo perché il mondo resti abitabile, perché la pace non sia un’illusione retorica, ma una costruzione concreta e coerente.
Questo è Azione Ecologica. Un impegno nonviolento che mira a rendere la Terra più abitabile e la convivenza più giusta, senza separare l’ecologia dalla pace né la libertà dalla responsabilità.
Pasquale e Carlo Palumbo