Il mondo attraversa una frattura profonda. Da un lato il ritorno della forza militare come criterio decisivo delle relazioni internazionali; dall’altro il progressivo degrado delle condizioni ecologiche che rendono possibile la vita sul pianeta. Questi due processi non sono separati: si alimentano reciprocamente.
La sezione Azione Ecologica, che si apre con questo contributo, nasce all’interno del Laboratorio dei costruttori di pace per raccogliere e orientare pratiche, analisi e proposte che assumano l’abitabilità come criterio dell’azione. Il punto di partenza è una convinzione semplice e radicale: nel XXI secolo la pace non può essere costruita senza custodire l’abitabilità della Terra.
- Dire la verità sul mondo in cui viviamo
Seguendo l’insegnamento di Václav Havel, riteniamo che il primo atto politico sia smettere di vivere nella menzogna. L’ordine internazionale “basato sulle regole” non garantisce più sicurezza né giustizia, e il modello di sviluppo dominante sta erodendo le condizioni materiali della convivenza. Continuare a parlare di stabilità, crescita e sicurezza ignorando il degrado ecologico del pianeta significa rinviare i conflitti, non prevenirli. - La pace come questione di abitabilità
Per abitabilità intendiamo l’insieme delle condizioni che rendono possibile una vita umana dignitosa e organizzata: accesso all’acqua, al cibo, all’energia, a territori vivibili, a ecosistemi funzionanti. Il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, la crisi idrica, la desertificazione, l’inquinamento e il consumo di suolo non sono problemi ambientali settoriali. Sono fattori strutturali di instabilità, che rendono i conflitti più probabili, più duraturi e più violenti. Per questo la pace non può più essere ridotta all’assenza di guerra o all’equilibrio militare. Deve essere ripensata come cura preventiva delle condizioni della vita. - Dalla logica della forza alla “classe ecologica”
Riprendendo l’intuizione di Bruno Latour, il Laboratorio riconosce la potenzialità di azione di una possibile classe ecologica: soggetti politici uniti non dal dominio, ma dall’interesse vitale a difendere le condizioni di abitabilità del pianeta. Questa prospettiva trova una traduzione concreta nelle medie potenze di cui parla Mark Carney: Paesi che non dominano il sistema globale, ma che hanno tutto da perdere dal collasso ecologico e tutto da guadagnare dalla cooperazione. Se coordinate, queste realtà possono esercitare un peso economico, normativo e tecnologico comparabile a quello delle grandi potenze militari, incidendo sulle condizioni reali della vita più di quanto possa fare la sola deterrenza armata. - Cooperazione ecologica come politica di pace
Il Laboratorio sostiene una cooperazione tra Stati e società fondata su un principio chiaro: ridurre il degrado ecologico significa ridurre le cause profonde della guerra. In questo quadro, il rilancio degli impegni multilaterali sul clima e sugli ecosistemi, a partire dalla UNFCCC e dal rafforzamento delle COP, non è idealismo, ma realismo politico di lungo periodo, anche quando le grandi potenze si sottraggono alle proprie responsabilità. La tutela dell’abitabilità non è un’agenda accessoria: è una politica di pace preventiva. - Un compito culturale e politico
La pace non si proclama e non si impone. Si costruisce lentamente come manutenzione del mondo comune: nelle scelte energetiche, economiche, territoriali, sociali. La sezione Aione Ecologica intende collocarsi in questo spazio: non come voce unica, ma come luogo di convergenza tra pensiero e azione, mostrando che:
• senza abitabilità non esiste sicurezza;
• senza giustizia ecologica non esiste pace;
• senza cooperazione il futuro diventa un terreno di conflitto permanente
In sintesi. Costruire pace oggi significa rendere il pianeta abitabile. Non è utopia ma piuttosto la forma più concreta di realismo nel tempo dell’instabilità globale.
Foto articolo di Nikola Jovanovic su Unsplash