La storia dell'umanità ci insegna che viene chiamato «pace» l'adattamento forzato dei vinti a un dominio reso stabile, alla perdita di quanto essi hanno amato, alla cessione dei frutti del loro lavoro e delle loro conquiste.
Il popolo vinto è costretto a dare, come fosse lui solo il colpevole e meritevole di un castigo, proprio perché è stato vinto: mentre il vincitore affaccia dei diritti sul popolo che è rimasto vittima del disastro. Tale condizione, per quanto segni la fine della guerra con le armi, non può, certo, venire chiamata pace; anzi, il vero flagello morale nasce da questo accomodamento.
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L'errore di chiamar pace il trionfo permanente delle finalità della guerra fa sì che non riconosciamo più la via della salvezza, quella che potrebbe condurci a raggiungere la vera pace. E, siccome nella storia di tutti popoli vi è una sovrapposizione alterna di tali ingiustizie trionfanti, quando permane un così profondo equivoco, la pace si allontanerà definitivamente dalle possibilità umane. Non parlo solo del passato, perché anche oggi la vita dei popoli che non sono in guerra rappresenta un adattamento alla situazione che si stabilisce tra vincitori e vinti; i primi infieriscono, gli altri imprecano come i demoni e i dannati nell ' Inferno di Dante. Lontani gli uni e gli altri dal divino influsso dell'amore: tutti esseri caduti, per i quali si è spezzata l'armonia universale. E questa vicenda si ripete eternamente, perché tutti i popoli furono alternativamente vinti e vincitori; e in questo alterno tormento corrosero le loro energie, nell'infinito fluire dei secoli: «L'abisso chiama l'abisso». Bisogna, invece, chiarire la differenza profonda, l'opposto orientamento morale della guerra e della pace: altrimenti ci smarriremo allucinati, e il nostro spirito, cercando la pace, non troverà altro che armi e rovina. La vera pace fa pensare al trionfo della giustizia e dell'amore tra gli uomini: fa pensare a un mondo migliore, ove regni l'armonia. Un chiaro orientamento differenziale tra guerra e pace, non è che il punto di partenza. Per far luce su questo argomento, come su ogni altro, occorre una ricerca positiva. Ma, dove esiste un laboratorio in cui la mente umana si sia occupata d’indagare qualche verità, di scoprire qualche fattore positivo del problema pace?
Maria Montessori, La pace non è l’assenza della guerra (1932),
in Educazione e pace, Ed. Voce in capitolo 2024